Lo stile Draghi e le attese del Sud

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Sergio Zavoli, giornalista di razza e fine intellettuale, mito per le grandi inchieste, aveva uno stile di vita connotato da tale riservatezza che gli consentiva di parlare solo con i fatti. Avendolo conosciuto da vicino nel corso della sua direzione a Il Mattino, e successivamente in varie occasioni, e godendo, assieme a pochi colleghi della sua piena fiducia, mi capitava spesso di avere da lui la delega a mediare i suoi rapporti con la redazione del giornale. Erano talmente rare le sue “apparizioni” nei vari dipartimenti del giornale che per questo gli appiccicarono addosso l’appellativo di “volto santo”. Questo brano di storia vissuto mi è venuto in mente da qualche tempo osservando il presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi, il cui modo di fare non è, a me sembra, molto differente dal mio caro maestro di giornalismo. Discreto, mai un passo oltre il consentito, mai una dichiarazione sopra le righe, Draghi ha cambiato rapidamente il modo di comunicare dei palazzi del potere. Inciuci, indiscrezioni e quanto altro era nelle abitudini di Palazzo Chigi è stato di colpo cancellato. Detto ciò egli ha spiazzato un po’ tutti. Lo stile “Banca d’Italia” mancava alla credibilità del nostro Paese. E’ uno stile che però si presta a diverse interpretazioni. I silenzi a volte possono anche nascondere difficoltà da superare. Tra queste, ad esempio, c’è il “caso Mezzogiorno” sul quale, almeno fino ad ora, continua l’effetto notte dei precedenti governi. Certo, nel suo discorso di insediamento il premier, affrontando la “vexata questio”, ha messo dei punti fermi: nuovo ruolo della classe dirigente locale e garanzia nell’azione di contrasto della criminalità per l’affermazione della legalità. Poi, però, almeno per il momento è seguito il silenzio sul Sud che intanto sprofonda sempre di più negli inferi. Indubbiamente il tempo a sua disposizione è stato fino ad ora limitato. Il che però non aiuta a comprendere quale strategia si intende adottare per la ricostruzione del Mezzogiorno, a partire dalle risorse del Recovery fund. Lo stile, d’accordo. Ma quando parleranno i fatti per un nuovo Mezzogiorno?

di Gianni Festa