Oltre le demagogie

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Nel quadro delle celebrazioni delle ultime feste pasquali, l’appello dei Vescovi delle diocesi irpine per promuovere speranza nelle coscienze disorientate delle giovani generazioni, non si è rivelato come il solito e rituale appello, almeno per due ragioni. La prima afferisce alla obiettiva e difficile situazione socioeconomica dei territori diocesani di Avellino, Ariano Irpino e Sant’Angelo dei Lombardi. I due presuli Melillo e Cascio, hanno coltivato e promosso il loro impegno sociale a favore dei poveri e degli emarginati. Con iniziative e prese di posizione chiaramente delineate in connessione dei momenti critici per le famiglie senza reddito, per la disoccupazione a livelli drammatici, per la tutela dell’ambiente devastato e inquinato e altre circostanze negative per le fasce sociali più deboli. Altrettanto significativi sono stati gli appelli dell’ultimo vescovo di Avellino, mons. Marino, in ordine alla disoccupazione, alle famiglie ferite da tante emergenze umane e sociali, ai giovani costretti ad abbandonare le loro radici per la ricerca di un lavoro stabile e dignitoso. Se anche da un vescovo, noto per il suo temperamento schivo e prudenziale come mons. Marino, è stata denunciata pubblicamente la drammaticità della condizione socioeconomica di tante famiglie irpine, significa che il fenomeno endemico della povertà ha raggiunto dimensioni allarmanti. Dimensioni spesso sottovalutate che scuotono la coscienza umana e civile delle nostre comunità, solo in coincidenza di fatti clamorosi come i suicidi o la morte per freddo di qualche derelitto senza un alloggio appena idoneo. La seconda ragione che rende credibile l’appello dei vescovi irpini è costituita dalla loro costante capacità di ascolto della domanda sociale, tra la gente e direttamente dalla gente. L’appello è rivolto, prioritariamente, ai rappresentanti istituzionali del territorio irpino, ma è anche rivolto alle famiglie scoraggiate, alle parrocchie come luogo prezioso di aggregazione, ai cristiani laici associati che nelle diocesi irpine costituiscono attualmente una significativa presenza di notevole consistenza- l’ultima processione della Via Crucis, per le strade cittadine di Avellino, ha visto la partecipazione di migliaia di persone. Sono proprio i cristiani laici associati nei quaranta movimenti e realtà associative della Consulta delle Aggregazioni Laicali della diocesi di Avellino che, da oltre un decennio, propongono pubblicamente delle scelte programmatiche concrete per superare le disparità socioeconomiche delle comunità irpine con interventi pubblici promotori di occupazione e sviluppo, con la scelta di amministratori capaci e responsabili, con un impegno culturale e politico efficace per valorizzare professionalità’, saperi ed eccellenze tecniche e scientifiche d tanti giovani laureati costretti ad emigrare per una loro giusta realizzazione professionale. Il rinnovo qualitativo della classe dirigente, a tutti livelli istituzionali, resta il nodo imprescindibile da sciogliere per ogni prospettiva di promozione della buona politica. Ai vescovi irpini, in occasione della Pasqua ultimamente celebrata e come riscontro attivo e responsabile al loro appello, i laici cristiani irpini, ripropongono l’esigenza di una SCUOLA DI FORMAZIONE ALL’IMPEGNO SOCIOPOLITICO, non solo per costruire veramente la “Chiesa in uscita” di Papa Francesco, ma come percorso concreto per sconfiggere il populismo senza futuro attraverso l’avvento di una classe dirigente credibile. Diversamente la ricorrente declinazione del bene comune costituisce solo una stantia invocazione demagogica.
edito dal Quotidiano del Sud