Perché il Pd non esiste

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Il Pd irpino è travolto da una maledizione: l’assenza di unità. Prevalgono gli egoismi, l’ambizione carrieristica di qualcuno, lo sciocco servilismo ai capi di altre province, il continuo tentativo di confrontarsi con l’insulto e le furbizie. Affari loro. Quello che preoccupa è il ruolo che una forza politica che ha goduto del massimo consenso, ereditando la storia di Dc, Psi, Pci e della sua classe dirigente, rischia di diventare il nemico dello sviluppo della provincia di Avellino. Le passerelle dei rappresentanti del partito nelle istituzioni sui temi di grande emergenza sono a dir poco stomachevoli. Il caso dell’ospedale di Solofra, con la chiusura del pronto soccorso e la mobilitazione popolare, è uno degli esempi. Le divisioni sono vergognose. Sui fondi europei destinati al Mezzogiorno, e quindi al capitolo Irpinia, ciascuno la canta come vuole e la confusione regna sovrana. Per le prossime elezioni amministrative in oltre trenta Comuni della Provincia il Pd tace. I sindaci sono disorientati. Così per la elezione del presidente della Provincia: sono in corso trattative di potere per eleggere il successore di Biancardi. Già, mentre il Pd deflagra, la Provincia piazza colpi come all’Asi e usa il Sistema Irpinia, i cui obiettivi non sono ben noti, salvo che per qualche realtà interessata al voto amministrativo. E il Pd? Non esiste. Da anni è commissariato, testimonianza dell’incapacità dei suoi rappresentanti. Prima Ermini, passato senza lasciare traccia, ma con tanti mugugni; poi Cennamo, i cui tentativi di rilanciare il partito sono naufragati per l’imbecillità di alcuni, ora c’è Bordo che come ha denunciato l’ex presidente del Consiglio regionale Rosetta D’Amelio sarebbe il risultato di un trucco operato dai vertici nazionali in combutta con qualche personaggio ben noto in Irpinia. E poi la truffa. Questa sì. Agli iscritti che hanno pagato le tessere perché si svolgesse un congresso e, invece, sono stati beffati. Dispiace che questa provincia, madre di una classe dirigente di elevato respiro nel Paese, sia umiliata in questo modo. Enrico Letta si faccia vivo.

di Gianni Festa