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Piazza Fontana e l’Italia di oggi

Viva l’Italia, l’Italia del 12 dicembre. Parole e musica del cantautore Francesco De Gregori scritte nell’ottobre del 1979. Il Dodici Dicembre al quale la canzone si riferisce è quello del 1969, data della strage di Piazza Fontana a Milano, inizio del periodo della strategia della tensione. La sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura era piena di clienti venuti soprattutto dalla provincia.  A quel terribile primo capitolo seguirono il treno Italicus, piazza della Loggia a Brescia, la stazione di Bologna. Singolare coincidenza proprio quel giorno viene pubblicato il Messaggio dell’allora Papa Paolo VI per la Giornata della pace. “La coscienza dell’umanità non tollera più violenza, sopraffazione, terrorismo. La pace è la vita reale del quadro ideale del mondo umano” scrive il Pontefice.  Altro che pace, le vittime di Piazza Fontana saranno 17.  Sui responsabili, in quelle prime ore, pare non ci siano dubbi: sono stati gli anarchici.  Il 15 dicembre uno di loro Giuseppe Pinelli muore precipitando da una finestra della questura mentre viene interrogato. Vengono accusati il commissario Luigi Calabresi e altri poliziotti. Non importa che l’inchiesta di Gerardo D’Ambrosio accerti che Calabresi non era nella stanza al momento della tragedia. Il commissario viene messo alla pubblica gogna. Il 27 giugno 1971 un atto d’accusa pubblicato dall’Espresso raccoglie ben 700 firme di politici, giornalisti e intellettuali. Lotta Continua sostiene che Calabresi è il primo colpevole, un assassino. Orrore, ma non vera sorpresa, susciterà il suo omicidio il 17 maggio 1972. Molti anni dopo, per l’assassinio di Calabresi saranno condannati alcuni esponenti di Lotta Continua. La pista anarchica col tempo decade e si indaga negli ambienti della destra neofascista e dei servizi segreti a lei limitrofi. Una vicenda giudiziaria dai contorni surreali e che spesso si è mostrata come un labirinto mentre la verità storica che è emersa indica le responsabilità proprio dei gruppi neofascisti. Il tempo diluisce tutto ma c’è sempre il dovere della memoria. E dunque la narrazione di quella vicenda è intrecciata da 50 anni con quella dell’intero Paese e continua ad interrogare la nostra coscienza civile anche se purtroppo le nuove generazioni conoscono poco il passato anche quello recente. Tanti i libri usciti non solo in questi giorni che raccontano sia la ricostruzione giudiziaria che la storia di quegli anni. Storici come Giorgio Boatti convinto che Piazza Fontana chiude il sogno del ’68 o giornalisti come Benedetta Tobagi che riflette sui rapporti tra giustizia e politica o Paolo Morando che ha ricostruito i preparativi dell’eversione nera ed Enrico Deaglio che scrive:  “la bomba del 12 dicembre 1969 ha cambiato l’Italia; o meglio l’ha picchiata come un pezzo di ferro rovente su un’incudine, umiliata. Per cinquant’anni, tutta la vasta cospirazione di potere che l’ha prodotta ha lavorato per lei, perché restasse impunita e si moltiplicasse. È una storia talmente enorme che non si sa da che parte cominciare, quanta protervia, quanta volgarità venne usata per costruire il falso sulla strage, facendo pensare che gli attuali demagoghi non hanno inventato niente, anzi che Piazza Fontana è stata il loro modello”. Piazza Fontana dunque non è un evento lontano ma un luogo di insegnamento per il presente. Oggi a Milano una serie di iniziative commemorative alle quali parteciperà anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che l’anno scorso proprio con un forte richiamo al presente affermò che da quella strage si è innescata una spirale di terrore per destabilizzare e far gravare per anni sulla nostra democrazia una minaccia, con ulteriori lutti, violenze, fratture. Il popolo italiano ha però saputo sconfiggere gli eversori grazie alla propria unità e ai valori radicati nella sua storia, nella sua cultura, nella vita sociale.

di Andrea Covotta

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