Referendum sulla giustizia. Intervista al segretario nazionale del PSI, Enzo Maraio

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Di Matteo Galasso

Sono ormai più di 300.000 le firme raccolte in Italia per la proposta del Referendum sulla Giustizia voluta dalla Lega-Salvini Premier e dal Partito Radicale. La proposta, composta di sei quesiti, si pone l’obiettivo di correggere alcuni aspetti i quali, a detta dei promotori, ostacolano il corretto funzionamento del potere giudiziario nel nostro Paese, rendendolo vulnerabile ed influenzabile dalle correnti politiche. Tra i partiti che hanno aderito alla raccolta firme troviamo anche il Partito Socialista Italiano: abbiamo intervistato il segretario nazionale Enzo Maraio.

Segretario, perché firmare per trasformare questi sei quesiti sulla giustizia in un referendum?

Attendiamo la riforma della giustizia penale e civile da tanto. Abbiamo perso tempo e altro ne stiamo perdendo mantenendo bloccate nelle varie commissioni le proposte di modifica. Ai proclami e agli impegni assunti a parole non siamo stati in grado di far seguire i fatti. L’immobilismo del Parlamento sulla giustizia giustifica il ricorso alle consultazioni popolari, che da un lato rischiano di espropriare le Camere, ma dall’altro costituiscono un invito a recuperare il tempo perduto. E mi sembra che i primi passi mossi dal ministro Cartabia vadano nella giusta direzione.

Il Suo partito ha deciso di aderire formalmente alla campagna di raccolta firme: ci spiega il perché?

Le sfide sulla giustizia sono una delle battaglie storiche dei socialisti. Rappresentano battaglie di civiltà. In particolare la separazione delle carriere dei magistrati, l’eliminazione o quanto meno la modifica della Legge Severino e la responsabilità civile dei magistrati. Sono riforme da attuare per rendere il nostro Paese più giusto e più equo, garantendo la ragionevole durata dei processi e ripristinando la giustizia giusta. Precondizione per ridare certezza e trasparenza in un settore determinante, che ha ripercussioni sulla vita dei cittadini, ma anche sulla ripartenza economica. Una giustizia che funziona è garanzia per le imprese che intendano investire in Italia. Lo abbiamo detto anche al premier Draghi nel corso delle consultazioni dello scorso febbraio.

In che modo la riforma del Csm limiterebbe il peso delle correnti all’interno della magistratura? Non crede che questo fenomeno non dovrebbe esserci a prescindere?

Certo che non dovrebbe esserci, ma c’è. Io non giudico le correnti quando significano incontro e dibattito, ma quando esercitano il loro potere sulle nomine dei vari magistrati e sono mosse da logiche di spartizione, non va bene. Il quesito referendario pone al magistrato, all’inizio della sua carriera, una scelta: funzione giudicante o requirente, per poi mantenere quel ruolo durante tutta la vita professionale.

Il secondo quesito referendario prevede la Responsabilità diretta dei magistrati: non crede che ciò possa dissuaderli dal compiere nuove indagini con il rischio di dover pagare personalmente in caso di non colpevolezza dell’indagato?

Non credo proprio. Limita l’arbitrio del magistrato che, non chiamato oggi a rispondere direttamente dei suoi comportamenti, amplia moltissimo l’ambito della sua discrezionalità. D’altra parte le vicende giudiziarie di questi ultimi mesi dimostrano quanto malaffare c’è anche all’interno della magistratura. Non solo. Nel 1987 gli italiani votarono già a favore del referendum sulla responsabilità civile dei magistrati, promosso da socialisti e radicali. Ma successivamente fu svuotato nei suoi propositi dalla legge Vassalli, che ha previsto risarcimenti limitati e a spese dello Stato.

Non ritiene che con un’eventuale vittoria del sì al referendum si rischi – in un certo senso – di compromettere l’indipendenza del potere giudiziario?

Assolutamente no. Lo scopo è quello di avere una giustizia giusta non di limitare l’azione giudiziaria. Rimuovere insomma l’ombra di pressioni terze.

Il Suo Partito, al momento, è l’unico tra quelli che hanno aderito alla raccolta firme che si posiziona nell’alveo del centro-sinistra: crede che vi si affiancheranno, a breve, altri partiti e movimenti progressisti?

Noi rimaniamo coerenti con le nostre idee. I socialisti furono tra i pochissimi a non votare mai in aula e a contestare la riforma Bonafede sulla prescrizione. Sostenemmo successivamente anche la mozione di sfiducia al ministro. Certo è vero, sono in imbarazzo quando sul garantismo e sulla giustizia giusta non ci sono molti di quelli che si professano riformisti.