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L’ombra di una inedita coppia si é materializzata nelle ultime settimane nelle aule parlamentari. E si sprecano commenti e indiscrezioni sulle possibili intenzioni e sugli eventuali successi dell’inconsueto tandem, fino a qualche tempo fa ritenuta quantomai improbabile. L’uno, dilagante ministro dell’Interno nel Governo Conte 1, tenace avversario alle Camere e nelle piazze del Conte 2, sostiene – molto sportivamente l’esecutivo Draghi, con capricci e contro-canti contro le decisioni della maggioranza. L’altro, ex premier autore di uno dei più grandi auto-naufragi della storia politica, è poi divenuto sabotatore seriale di governi (prima Letta, poi Conte). Salvini ha disinvoltamente abbandonato le primitive tendenze nordiste condite di spirito anti-meridionale e le tentazioni separatiste per trasformare la Lega in una sorta di partito personale, con la mission di incoronarlo premier. Mission tutt’altro che riuscita, ora di fatto ostacolata dall’arrembante Meloni. Renzi, inventore e padre-padrone di un partitino di fedelissimi fuoriusciuti dal Pd, utilizza sempre più spesso la forza di quella utlità marginale che può fare la differenza. Ora, tra questi due leader dalla diversissima storia politica, accomunati unicamente da una concezione disinvolta delle istituzioni,gli osservatori più attenti non hanno mancato di notare il fair-play reciproco, le dichiarazioni vicendevolmente favorevoli e, negli ultimi tempi, soprattutto le convergenze su iniziative politiche. In piena autonomia e mantenendo una assoluta distinzione. Però è difficile ritenere casuali la decisa, comune volontà di modificare il ddl Zan (argomento su cui sono stati interpellai dalla Segreteria di Stato vaticana) e  l’appoggio al referendum sulla giustizia per cambiare il ddl della Ministra della Giustizia Cartabia. Se poi ci aggiungiamo le cene ai Castelli  e la dichiarazione di Salvini (“C’è sintonia con Iv, che ci pernette di arginare la pretese di Pd e Cinquestelle”), c’è sicuramente qualcosa che bolle in pentola. Ovviamente, a parte le convergenze su alcuni dei principali dossier, l’obiettivo grosso non può che essere il Qurinale. E’ in questa prospettiva che si stanno muovendo tutte le forze politiche, ben consapevoli che lo schieramento per l’elezione del Capo dello Stato sarà destinato ad influenzare fortemente gli sviluppi futuri della situazione politica.  I nostri due eroi fanno altrettanto, con Salvini che continua a parlare di una investitura di Draghi, “se lo vorrà” e  Renzi che ha già dichiarato la necessità di una intesa con la destra per garantire che il Capo delo Stato venga eletto con un consenso “amplissimo”-

L’avvicinamento tra i due leader più ballerini del panorama politico italiano è stato reso possibile dalla rinuncia da parte del Capitone leghista della prospettiva delle elezioni anticipate, perseguita furiosamente durante il governo Pd-M5S. Rivelatasi poi impraticabile, anche per la crescita della Meloni. Il timore di fare un favore alla ducetta ha determinato l’archiviazione dell’obiettivo-elezioni, fermamente contrastato da Renzi che mira a conservare la sua rappresentanza ora sovrastimata rispetto ai sondaggi. I due, che si ritengono l’uno più furbo dell’altro, hanno trovato infine una convergenza nel sostenere per ora l’esecutivo, non senza punzecchiature o smarcamenti. Con l’obiettivo di puntare le loro rispettive carte sull’elezione del Presidente della Repubblica. L’incomunicabilità fra gli schieramenti e il fatto che nessuno fra quelli attualmente all’orizzonte raggiungerebbe nelle prime votazioni la maggioranza assoluta, probabilmente consente margini di manovre piratesche che i due disinvolti protagonisti non sono certo tipi da disdegnare. In particolare Salvini, che coltiva l’idea di una sua leadership politica, potrebbe essere interessato al tentativo di guidare o di inserirsi nei giochi per portare al Qurinale una personalità che garantisca l’Europa. Renzi, invece, potrebbe cogliere l’occasione della elezione presidenziale per uscire dall’angolo residuale del centro-sinistra nel quale sembra trovarsi. E magari favorire una sua diversa collocazione con maggiori spazi di agibilità politica!

di Erio Matteo

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