Sant’Andrea di Conza, ecco la festa del libro

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Andrea Ricciardiello

A causa della pioggia si è svolta, venerdì 16 agosto, in un’ex falegnameria, ora, adibita a cantina, e iniziando nel migliore dei modi, l’Anteprima della VII edizione della Festa del Libro, a cura  della Pro Loco Terra di Sant’Andrea, capitanata dal Presidente Pietro Vigorito, e con il Patrocinio morale dell’ Amministrazione Comunale, l’Unpli di Avellino. All’anteprima, seguiranno numerosi eventi dove architetti, ambasciatori, scrittori, attori, cantanti e maestri di musica, parleranno e discuteranno di cultura. Sposa bagnata, sposa fortunata, così recita un antico detto in cui la pioggia, che porterà fortuna agli sposi e alla nuova vita appena inaugurata così qui sicuramente ha portato fortuna a chi ha inaugurato la manifestazione, che si protrarrà fino al 24 agosto. L’evento, quindi, è stato la presentazione del libro “Amori trovati per strada” di Antonio G. D’ Errico candidato premio Nobel per la Letteratura. L’autore del libro, nativo di Monteverde, che vive ora a Milano, è anche scrittore e drammaturgo, è stato due volte vincitore del Premio Grinzane Pavese (1998, 2000). Inoltre, ha collaborato con Marco Pannella nella stesura di un saggio politico, con il cantautore Eugenio Finardi e con Nello Daniele per la pubblicazione della biografia del fratello Pino: “Je sto vicino a te”.  Infatti, la pioggia, arrivata poco dopo passate le 19:00, quando nella splendida cornice della piazzetta di Largo Abruzzese,  i presenti, seduti su balle di fieno, erano assorti  ad ascoltare i primi versi dell’autore, che era stato preceduto prima dai  ringraziamenti fatti ai presenti da parte del Sindaco D’Angola, che con un minuto di silenzio ha voluto ricordare i due giovani Santandreani, Claudia e Donato scomparsi prematuramente nei giorni scorsi, e  poi introdotto dal  noto giornalista locale, del Corriere della Sera,  Antonio Scolamiero, il quale, ciò nonostante i suoi impegni con il Giornale, che lo portano a dividersi tra Napoli e Milano non è voluto mancare a questo evento, uno dei tanti  che ormai da anni si susseguono senza sosta, sia nel periodo estivo che invernale, e  che e contraddistinguono Sant’Andrea come centro della cultura per eccellenza.

Ma la pioggia improvvisa, che ha colpito di sorpresa, tutti e soprattutto gli organizzatori, ha portato invece tutti i partecipanti a continuare l’evento in una piccola saletta, un.. rifugio di emergenza, il cosiddetto Piano B: una cantina. In fondo alla parete, su un bancone di falegname si è accomodato il Sindaco, e il Maestro di musica Luigi Bellino con la pianola, mentre alla loro destra si trovavano l’autore del libro, il fratello dell’attore e regista Michele Placido, Donato, che ha recitato alcuni versi di poesie, e  il Presidente Pietro Vigorito, che  si erano accomodati su un lato di un muro su cui erano appoggiate  vecchie ringhiere di ferro battuto, scaffalature contenenti  bottiglie di vino, completamente impolverate, alcuni  mobili antichi, mentre alla loro sinistra  si trovavano  il giornalista Scolamiero e l’altro maestro di musica Michele Storti con la sua fisarmonica. Inizialmente, l’esperimento di ritrovarsi a fare cultura in una cantina, ha suscitato perplessità e anche ilarità, sentimenti che si sono poi trasformati in sensazioni di grande emotività quando i versi, declamati in modo eccepibile, alternativamente dall’autore e da Placido, accompagnati dalle note che uscivano dalla pianola e dalla fisarmonica hanno entusiasmato tutti i presenti anche chi, per mancanza di posti, era rimasto fuori ad ascoltare. I poemi, i cantici, i pensieri, le canzoni uditi in un luogo inusuale come quello di una cantina, in cui come quattro amici al bar, stipati fino all’inverosimile, in un gelido e assorto silenzio, che avevano come parole chiave la guerra, la politica, la droga che si sconfiggono con Dio, la preghiera, gli animali, i tramonti, l’umanità, il cuore, i giovani,  l’Amore non potevano che provocare un forte sentimento di pace, stupore, e di grande commozione e che, alla fine, l’amaro in bocca era tale perché la parola fine è arrivata troppo presto.