Se la politica dimentica gli anziani

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Tra i silenzi più assurdi all’interno del dibattito elettorale in corso, quello sulla condizione anziana assume una preoccupante rilevanza se si considera, insieme a non pochi studiosi, che il XXI secolo è considerato il secolo della vecchiaia. A tal riguardo, già qualche decennio fa, Guy Gilbert, uno dei più noti “preti di strada” in Europa, affermava icasticamente: «gli anziani, ecco il futuro». In realtà assistiamo al crescere continuo di una letteratura che ritiene la questione degli anziani tra quelli più cruciali delle nostre società, soprattutto di quelle occidentali. Nella seconda metà del novecento, nel quadro di una diffusa atmosfera di cambiamenti – effervescenze del Sessantotto nelle società civile e Concilio Vaticano II nella Chiesa Cattolica – gli anziani aumentavano di numero, senza imporsi, come i giovani. Ed è stato, pertanto, facile ignorarli, nonostante che in soli cento anni (dal 1900 al 2000) gli abitanti dei paesi occidentali, hanno guadagnato trent’anni di speranza di vita in più. La crescita del numero degli anziani non è perciò un declino, ma si rivela come una grande conquista. Si prevede che, entro il 2050, gli anziani arriveranno a due miliardi, il 22% della popolazione mondiale. In Italia è già così: oggi gli italiani sopra i sessantacinque anni, sono il 22% della popolazione. Lo stesso volto della vecchiaia è molto cambiato perché già oggi si vive più a lungo e meglio, anche se una adeguata organizzazione dell’attuale società ha bisogno ancora di migliorare e promuovere una prospettiva solidale, fraterna, amicale. Frattanto non si può ignorare una nuova alleanza con gli anziani nella Chiesa di Papa Francesco che ha sviluppato una mole naturale di catechesi, ben diciotto riflessioni dedicate al valore e al senso della vecchiaia, attraverso un percorso esagetico dalla Genesi al Vangelo. In sintesi Papa Francesco ritiene che l’arte di invecchiare non può essere solo una questione di «piani di assistenza» ma di «progetti di esistenza». Questo nuovo umanesimo pontifico ha trovato concreta delineazione progettuale nel cosiddetto «pacchetto Paglia» elaborato dalla specifica commissione presieduta dal mons. Vincenzo Paglia, presidente della Pontificia accademia per la vita. Tale progetto, è stato apprezzato, come una straordinaria proposta, di Mario Draghi, alcuni mesi prima delle sue dimissioni da premier. Da questo significativo sforzo di studio, di proposte di percorsi progettuali connessi alla «questione anziana», con una classe dirigente politica più attenta e responsabile, era del tutto naturale l’attesa di un riscontro attivo, politico e programmatico, all’interno dell’attuale dibattito elettorale. Così non è stato e, anche da questo versante, non è sperabile che il futuro governo, non importa di quale connotazione politica, affronterà la questione anziana come uno dei problemi più emergenti nel tessuto umano e sociale della nostra Comunità nazionale.

di Gerardo Salvatore