Sentiero stretto tra entusiasmo e delusioni

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Nella prima conferenza stampa, convocata oltre un mese dopo il voto di fiducia delle Camere, Mario Draghi si era augurato che le prevedibili “future delusioni” non fossero “pari all’entusiasmo che c’è oggi” attorno al suo governo. Passate tre settimane, si ha l’impressione che l’incontro con i giornalisti, avvisati con brevissimo preavviso giovedì pomeriggio, avesse proprio l’obiettivo di rimuovere i primi sintomi di insoddisfazione che si affacciavano qua e là sui giornali, riflesso di tensioni non tanto sottotraccia che si avvertivano in alcuni partiti di maggioranza. Se è così, bisogna dire che il presidente del Consiglio ha certamente dimostrato ancora una volta di saper governare con maestria il confronto pubblico con i rappresentanti dei media, ma che non per questo è riuscito a dissolvere tutte le ombre che, per valutazione condivisa da molti osservatori, si cominciano ad addensare sul percorso del governo. L’attenzione è rivolta soprattutto all’attuazione del piano vaccinale, che finora non procede alla velocità desiderata e annunciata nei programmi dell’esecutivo; ma sono anche altri i capitoli dell’agenda che fanno del mese corrente lo snodo dal quale dipende il successo della futura navigazione. Alla fine di aprile Bruxelles attende il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) in base al quale verranno assegnati all’Italia i fondi europei per l’uscita dalla crisi post pandemia. Il documento, allo studio del ministero dell’Economia, approderà prima in Parlamento, e dovrà fare i conti con gli appetiti e le priorità dei gruppi di maggioranza oltre che con la combattiva opposizione di Fratelli d’Italia. Sul piano più strettamente politico, le insidie hanno prevalentemente il nome di Matteo Salvini che, pur deciso a restare saldamente nella coalizione (“non lascio il paese in mano a dem e grillini”, ha detto in un’intervista), deve fare i conti con la combattiva concorrenza della destra di Giorgia Meloni e quindi è obbligato a distinguersi dagli alleati, anche coltivando la protesta sociale che comincia ad occupare le piazze italiane. D’altra parte, le cifre sull’aumento della disoccupazione (un milione in più in cerca di lavoro in un anno) e la richiesta dei sindacati di bloccare i licenziamenti fino ad ottobre, disegnano un incerto scenario di tensioni sociali. Ce n’è abbastanza per sollevare qualche preoccupazione; ed è quindi comprensibile che Draghi abbia deciso di giocare d’anticipo mettendo in tavola le sue carte.

Il bilancio dell’uscita pubblica del presidente del Consiglio è senz’altro positivo sul piano mediatico, ma ora si attendono i riscontri delle promesse fatte e degli impegni confermati. Il raggiungimento dell’obiettivo di 500 mila vaccinazioni giornaliere entro il mese, dal quale dipenderanno in gran parte la riapertura delle attività economiche e l’allentamento del confinamento sociale che dura da mesi, sarà presto verificabile, e l’immagine del governo ne uscirà tonificata o scalfita. Sul piano parlamentare, Draghi ha ribadito il profilo “neutro” del suo governo, che è nato, per impulso del Quirinale, privo di una “formula” politica precostituita; e dunque si è smarcato dal tentativo salviniano di forzargli la mano nel senso delle riaperture indiscriminate, senza riscontri obiettivi; ma in qualche modo ha implicitamente sbiadito anche l’impronta di “sinistra” che il Pd di Enrico Letta gli aveva attribuito. Così facendo si è assicurato un percorso agevole per le prossime settimane, dopo le quali, però, la strada potrebbe anche restringersi.

di Guido Bossa