Un Ferragosto tante speranze

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Buon Ferragosto al Mezzogiorno dei borghi e della costa, al Sud dell’osso e della (poca) polpa, dei laici e dei credenti. La lettera che Arturo Aiello, vescovo di Avellino, ha indirizzato agli Avellinesi per questa giornata di festa (insieme alle testimonianze degli altri capi delle diocesi irpine (don Sergio Melillo e don Pasquale Cascio), mi ha riportato con la mente alla mia infanzia e a quel mondo perduto ricco di valori. Ricordo che mia madre Elena, Dio l’abbia in gloria, nel primo Ferragosto dopo il fascismo, e nei giorni che seguirono la Liberazione, tenendomi stretto per mano, mentre americani e canadesi distribuivano chewing gum, canticchiava “Bella Ciao” come un mantra di felicità. Da allora ho compreso che la vita è tante cose semplici, complesse, mutabili e irreversibili che, per chi le vive, rappresentano uno scrigno di emozioni ed esperienze che orientano il futuro, preparandolo al meglio. Almeno si spera. Su quello, e ciò che è avvenuto dopo, sovrastano il pensiero, la riflessione che solo lo stop alle fatiche della quotidianità può consentire. Ed è qui che si colloca il Ferragosto di oggi che per molti è solo pausa godereccia e meritato riposo, per molti altri, invece, è occasione di bilanci di sintesi, di rinvigorimento di idee, di contributo sul come schierarsi dalla parte dell’ultimo per la condivisione del bene comune. Niente altro che la testimonianza di vita offerta da Gino Strada. La scomparsa delle ideologie (ritenute un dannoso steccato fino a qualche decennio fa) ha generato un disordine morale dalle conseguenze disastrose. Anche da qui nasce il crollo dell’etica della responsabilità e la confusione tra la stagione dei diritti con i suoi eccessi di arroganza e di volgarità, e la stagione dei doveri sempre più emarginata per un clima sociale nel quale tutto è dovuto e niente si deve. Resta in piedi la Speranza. Con il suo ottimismo, il desiderio di credere, la voglia di impegnarsi per superare gli ostacoli e renderla concreta.

La Speranza che il Covid, oltre a cambiare la nostra vita, possa avviare la stagione della responsabilità per chi non si sottopone al vaccino e danneggia la comunità. La Speranza che renda concreto il sogno della ripartenza soprattutto con l’uso competente e meritevole di chi è chiamato a gestire la risorsa europea, straordinaria occasione per rilanciare lo sviluppo del Paese e riequilibrare le differenze territoriali.

La Speranza che faccia emergere le tante intelligenze eccezionali che affollano il mondo dei giovani senza lavoro, mortificate dai poteri della corruzione, della malapolitica e da un esasperato clientelismo. Questa Speranza potrà sorgere con la nascita di una nuova classe dirigente soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia, in cui in queste ore si rinfocola la polemica Nord-Sud.

Già, la Speranza: è questo l’auspicio per un Ferragosto di pace e di serenità.

di Gianni Festa