Ai giovani meridionali

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Il tempo che ci è dato vivere impone una riflessione corale sul ruolo e il futuro dei giovani del Mezzogiorno, soprattutto in relazione alle ingenti risorse oggi disponibili.

Attraversiamo un passaggio epocale unico della nostra storia. Guardando infatti al passato ci sono pagine scritte da una classe dirigente che ha sconfitto il fascismo, fondato la Repubblica, consolidando la democrazia, resistendo e sconfiggendo ogni tentativo eversivo.

Questa storia è oggi dimenticata, non consegnata ai giovani che, per la rapidità dei tempi che cambiano, ma soprattutto per responsabilità di chi avrebbe dovuto trasmettere quei valori, corrono nel tempo vuoto consumando quel tutto e subito che, come la neve al sole, non lascia traccia.

Ai giovani non si può dare sempre torto. Il loro giusto desiderio di emergere, soprattutto per coloro che resistono ancora nel Mezzogiorno, ha conosciuto e conosce impedimenti rilevanti. Ne cito solo alcuni: la negazione del merito e della competenza; il proliferare dei corsi di formazione professionale non qualificanti mentre la società esige sempre più figure che sappiano governare le nuove tecnologie; la frustrazione di quei giovani meridionali costretti ad inginocchiarsi ai potenti di turno (clientelari e trasformisti) pur di sbarcare il lunario.

Si potrebbero richiamare altre motivazioni come, ad esempio, la delusione per la politica e il rifiuto dei partiti, diventati luoghi inconsistenti e di conflitti personali. Come superare queste difficoltà?

Intanto rileggendo, in modo anche critico, la storia del nostro passato perché senza memoria non si costruisce il futuro, poi riscoprendo i valori della dignità personale e rendendosi protagonisti di quella spinta autonoma che è fondamento della nascita di una nuova classe dirigente. Nel Mezzogiorno, dove l’offerta di lavoro è talvolta gestita dalla criminalità e dall’antistato, l’urgenza di far valere la questione morale è il presupposto per una nuova stagione dei giovani.

di Gianni Festa