Crisi, chi ha scelto e perché

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Siamo di fronte ad un generale fallimento. Non solo del governo Draghi o dello stesso premier, ma dei partiti e della loro classe dirigente. L’incerto futuro, nel bel mezzo dell’Italia vacanziera, sta facendo nascere un’ansia insopportabile. Il duello Draghi-Conte, e le dimissioni del premier sono, a mio avviso, l’ultima sceneggiata di un malessere che viene da lontano. Intanto credo che nessuno si sia dato una spiegazione del perché il premier abbia lasciato la nave quando il Parlamento non lo aveva sfiduciato, nella prima fase della crisi. Era suo dovere continuare e, semmai, stando al suo posto lavorare per recuperare quella larga maggioranza che gli aveva dato fiducia all’atto dell’insediamento del governo. Sinceramente penso che nella mente di Mario Draghi il disegno di lasciare palazzo Chigi era da tempo presente. Troppe le promesse fatte agli italiani che per effetto della politica economica del governo aveva determinato benessere per i già ricchi e aumento della povertà negli strati sociali già sofferenti. Alla lunga il suo prestigio internazionale avrebbe subito una pericolosa svolta di immagine, tarpandogli le ali per eventuali prestigiosi incarichi a cui mirava. L’occasione perché egli lasciasse la nave gli è stata data dagli uomini dei partiti, non solo Conte o Letta ma soprattutto di quella destra che ha saputo cogliere il malcontento del paese investendolo in un probabile consenso. Il vero tradimento lo ha subito Mattarella che si è visto costretto a sciogliere le Camere consegnando il futuro ai rappresentanti di questa opera buffa il cui comportamento fra seriamente rischiare l’utilizzo di quei fondi europei assolutamente necessari e urgenti per la ripresa economico-sociale del nostro Paese. Berlusconi che risorge è l’emblema di quella “repubblica delle banane” con tante scimmie pronte a gustare il boccone avvelenato lanciato da Draghi, con il suo cuore di banchiere prestato all’illusione di un popolo che ha creduto in lui.

di Gianni Festa