Ha ancora senso parlare oggi di Destra e di Sinistra?

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Di Monia Gaita

Oggi parlare di duopolio assiale destra-sinistra all’interno dei partiti ha poco senso. I partiti hanno diluito la propria identità, cambiando spesso idee, marchio, colore, faccia e nome. Sono cresciuta in questa nebbia di riferimenti, di chiarezza e appartenenza. Siamo cresciuti, da almeno un trentennio, tra le ombre e i veli di questa confusione. Tanto che esistono partiti autocollocantisi nell’area di sinistra, ben più radicali e reazionari di certi che si posizionano a destra. E allora ci consegniamo, nel dare il nostro voto, alla fiducia negli uomini e all’efficacia dei programmi. Quasi come se i partiti fossero dei senza dimora o degli involucri privi di contenuti. Come se i partiti fossero diventati il regno dell’intrallazzocrazìa, dell’esercizio clientelare e di una mediazione annacquata con i cittadini. Come se i partiti avessero espulso dal loro grande corpo un indirizzo netto e riconoscibile, e spettasse ai soggetti politici di turno, di volta in volta protagonisti, il compito di riempire quel corpo di nuova materia organica da plasmare sulla base delle esigenze del popolo e delle sue necessità legate al divenire e a un mondo in continua trasformazione. Questo è il panorama reale al di là di tutte le utopie e la retorica urlante alla TV. Esiste, tuttavia, un problema serio. La storia ci ricorda che la Sinistra ha da sempre difeso i diritti dei più deboli, il diritto alla libertà, il diritto alla giustizia, il diritto all’uguaglianza, il diritto al lavoro, e che la Destra, in Italia, parlò per bocca del fascismo macchiandosi di violenze e di delitti(su tutti Giacomo Matteotti e i fratelli Rosselli). Quindi è esistito un “clima di scopi” o una “temperie di radici” che ha guidato le scelte di queste due dimensioni della politica e della vita associata. Nell’incertezza se i partiti recupereranno o meno quelle caratteristiche definite e stabili atte a distinguere in modo inequivocabile un partito di Destra da uno di Sinistra, dobbiamo orientarci da soli e avere fiuto a capire dove si rema, come, per chi e per che cosa. Dobbiamo fare 100 passi indietro nel sostenere personaggi che intaccano, dietro gli annunci e gli slogan, i principi della democrazia e della solidarietà. Dobbiamo farci discepoli di responsabilità e custodi di una sola ortodossìa: la rigenerazione della nazione. Il sottosviluppo industriale, la penuria tecnologica e ideologica, la paralisi strutturale di estese fasce del nostro Sud vanno colmati da uomini acuti che abbiano a cuore quei fondamenti della visione generale che coniugano la pratica e le azioni con l’edificio antico della Sinistra. Un edificio mai sgretolato, che malgrado la preoccupante attuale crisi, serba illesa l’energia della sua validità. Un edificio senza data di scadenza da ricostruire e alimentare ogni giorno. Pensiamo alla mortificazione di aspettative dei laureati, ai senza reddito, al traffico clandestino del lavoro nero, al grasso circuito dei precari, alla corrente disperata dei migranti, al sovraffollamento penitenziario a causa del quale i detenuti non possono percorrere quel cammino di rieducazione che giustifica la pena. Tutta questa miniera di obiettivi è una scommessa razionale sull’uomo e sul suo sforzo a migliorarsi. Ecco perché non ho mai detto: sono di Destra. E invito soprattutto voi giovani a non dirlo mai, se essere di destra vi lascia confluire e insabbiare nel predicato di spirito e applicazioni del Fascismo. Le riproposizioni del Fascismo sono subdole, sanno mimetizzarsi con abilità nel tessuto sociale, strisciano sottotraccia. Stiamo attenti a riconoscerle e spegnerne le fiamme. E quando qualcuno di voi afferma orgogliosamente: “Sono di Destra”, vada a ripetersi la storia, ne tasti pure la tremendissima lezione, l’incultura repressiva e grezza, il razzismo drastico e cafone, la spregiudicatezza becera, la demagogia manipolatoria e biecamente seduttiva. Io resto di Sinistra e se qualcuno mi ribatte che quel modello propone un ingannevole miraggio di felicità, rispondo senza esitare, che voglio credere nell’inganno dell’armonia universale, delle garanzie costituzionali, della dignità dell’individuo, della tolleranza, delle virtù etiche e della convivenza civile. Non mi innamoro di un altro tipo di politica. Spero solo che sia un amore corrisposto e sappia darmi ciò che auspico e domando. Spero solo di non rimaner delusa. Di una cosa sola possiamo essere sicuri: La politica fa un uso cattivo e sciatto dei proclamisti senza un pensiero e i proclamisti senza un pensiero fanno un uso cattivo e sciatto della politica.