I mondiali in Qatar e i diritti negati

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Per una curiosa coincidenza l’anno dei mondiali di calcio coincide con i 110 anni di storia dell’Avellino. Altra analogia è la favola della squadra del Marocco che partita cenerentola si è trasformata in principessa, esattamente come è accaduto all’Avellino nei suoi dieci anni in serie A. La vittoria è poi andata ad una squadra, l’Argentina, che partiva tra le favorite, un po’ come accade nel nostro campionato dove a vincere è quasi sempre un grande club. L’Avellino di quelle fantastiche stagioni ha però stupito tutti e ha dimostrato che con idee e coraggio si possono raggiungere traguardi insperati. L’impresa del Marocco, che ha fatto sognare tutta l’Africa, è stata anche la rivincita degli ultimi perché questi sono stati anche i mondiali delle polemiche. Un’inchiesta del quotidiano britannico Guardian aveva rivelato, prima dell’inizio del torneo, che i lavoratori migranti morti nei cantieri per costruire gli stadi del Mondiale erano almeno 6500. Una cifra mostruosa, migliaia di persone morte nel silenzio per un evento di sport e di gioia, ma non solo, Qatar 2022 è stato un avvenimento circondato da accuse e sospetti di corruzione. Lo scandalo che ha colpito le istituzioni europee e in particolare il partito socialista europeo sta dominando la scena mediatica. Le accuse sono note: il Qatar, paese piccolo ma ricchissimo, che da tempo cerca di affermarsi a livello internazionale e di nascondere le proprie sistematiche violazioni dei diritti umani e civili, ha allestito una rete di corruzione che ha coinvolto politici, dirigenti e funzionari in diverse istituzioni europee. In cambio di somme di denaro e doni, secondo le autorità belghe, queste persone avrebbero agito in modo da indurre decisioni favorevoli al Qatar da parte del Parlamento europeo. Una vicenda di mazzette elargite dagli sceicchi di Doha e dai servizi di Intelligence del Marocco che mette in evidenza come ha scritto Carlo Bonini che “agli occhi dei Paesi arabi del Golfo, delle autocrazie asiatiche, delle potenze regionali del nord-Africa, l’Europa politica appare come un gigante stanco e malato. Dai piedi di argilla e dal personale politico screditato e avido. Un soggetto politico sul mercato. E in vendita. Purché ci si accordi sul prezzo. Tanto più alto, quanto più alti sono i valori di cui l’Europa si vanta di essere la culla e la custode e di cui si chiede di fare strame. Sottovaltare questa circostanza, o, peggio, ritenere che il meteorite che oggi colpisce il gruppo socialista del Parlamento europeo, sia questione circoscrivibile a un cesto di mele marce e alle velleità di qualche autocrazia di comprarsi l’Europa per centinaia di migliaia di euro sarebbe un errore”. Oggi dopo la vittoria dell’Argentina siamo tornati ad esaltare il gioco del calcio che, però, nonostante il suo fascino, non può far dimenticare queste storie di diritti umani negati e di tangenti incassate. Il successo argentino ha mandato in delirio Buenos Aires, tutti hanno esaltato le giocate di Messi e si sono sprecati i paragoni con Maradona. Mario Sconcerti che è scomparso qualche giorno fa ha scritto che “Maradona è stato davvero il miglior giocatore del mondo…. Aveva un sinistro morbido come il pane che arrivava ovunque. La palla gli cadeva sul piede come l’avesse convinta parlandole. Aveva un senso del tempo nel dribbling che era davvero musicale. Mi faceva venire in mente le luci mosse dei ceri che da soli accendono la chiesa nelle messe deserte e fredde della prima mattina. Messi fa tutto in sei decimi, per questo diventa imprendibile, tradisce il tempo degli altri. Maradona non aveva questo problema perché inventava traiettorie, si faceva l’obbligo di non fare mai due volte la stessa giocata. Non ha imparato niente, sapeva tutto”.

di Andrea Covotta