Il Pd e il futuro del Sud

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Finalmente, con la presentazione delle candidature, i riferimenti centrali e locali del PD, dibattono del congresso, ma dando l’impressione di non avere piena consapevolezza del grave limite che vive la democrazia italiana, con un Paese diviso territorialmente, economicamente e socialmente. Prova eloquente è il “non” dibattito sul Mezzogiorno, ridotto ad “annunci” come ha scritto Gianni Festa. Tutti ripetono che è il problema centrale per il Paese, salvo poi a non intervenire sulle concrete difficoltà dei cittadini che le soffrono e degli amministratori che le interpetrano. E’ da mesi che sono evidenti le carenze qualiquantitative nella gestione delle opere del Pnrr, ma non intervengono rinforzi adeguati, nè supporti professionali qualificati o poteri sostitutivi. Intanto il quotidiano incombe drammaticamente con l’emigrazione giovanile (laureati e diplomati) e con lo spopolamento delle aree interne laddove la valenza dell’ OCCUPABILITA’ è diventata una mortificazione. Il SUD dovrebbe essere sorgente e grande tema di una opposizione popolare, ma il congresso PD parte con candidature che calano dal nord (per poi sfilare lungo le province meridionali) senza che Il Sud sia stato capace di proporre iniziative, aggregazioni, partecipazione popolare e proposte anche di leadership. Anzi il dibattito locale sembra orientato a trovare collocazioni di tutela delle classi dirigenti esistenti, non a caso ancora incerte su chi puntare, con buona pace degli allarmi della CARITAS sull’aumento della povertà in Campania e di SVIMEZ sul crescente divario NORD-SUD. L’opposizione dei Governatori meridionali e la pace “Calderoli-De Luca” hanno creato l’illusione di una autonomia proiettata alla coesione territoriale, ma è riemerso nell’audizione ministeriale di giovedì il problema della spesa storica e della conservazione delle entrate dove si producono che allargano divari e divisioni sociali. Inoltre Zaia già reclama i fondi europei non utilizzati e i LEP vengono annunciati entro un anno, senza però stanziamenti di risorse che possano mirare a eguaglianza di prestazioni. E’ stato anche il Governatore della Sicilia a rilevare mancanza di misure compensative per l’omogeneità di servizi e la perequazione infrastrutturale per ospedali, scuole, aree industriali, mobilità. Tutti dichiarano di volersi confrontare sui problemi, per eliminare il “correntismo” ma intanto si cercano e si muovono i vari rappresentanti. Si prefigura un Partito degli Amministratori che lascia trasparire una logica di garanzia della nomenclatura esistente. Riemerge la metafora dei “cacicchi” che negli anni novanta sopperirono al crollo giudiziario dei partiti, ma che oggi rende eclatante l’assenza di classi dirigenti selezionate negli (inesistenti) movimenti giovanili e femminili, nei mondi del lavoro, del volontariato e delle Università che innervarono i Partiti Popolari storici, soprattutto nelle zone interne, in cui il PD dovrebbe affondare le radici, per ritrovare la Politica della crescita delle aree depresse quale elemento essenziale per lo sviluppo nazionale. Tanti anni di Governo senza aver vinto le elezioni e le gravissime degenerazioni europee stanno facendo crescere nella demotivata opinione pubblica di Centro Sinistra, fortissime spinte al cambiamento radicale per scongiurare gattopardismi, decadenza e il male endemico delle scissioni nella sinistra, purtroppo emerse ad ogni sfavorevole elezione.

di Mario Sena