La politica riparte dal voto amministrativo

0
569

Anche se riguarda solo un parziale turno di elezioni amministrative, la campagna elettorale che si è conclusa ieri sera ha contribuito ad accelerare processi politici avviati all’inizio dell’anno con la nascita del governo Draghi e destinati a concludersi nel febbraio prossimo con l’elezione del Presidente della Repubblica. E, a smentire la “sospensione” della democrazia, da tanti enfaticamente denunciata quale effetto perverso della pandemia, saranno ancora una volta gli elettori dei Comuni chiamati alle urne, soprattutto quelli delle grandi città, da Roma a Milano, da Torino a Bologna, da Napoli a Trieste, a indirizzare il corso della politica nazionale. Bisognerà attendere la giornata di lunedì per valutare pienamente l’evoluzione del sistema, trovare conferme o smentite delle ipotesi che si formulano alla vigilia del voto, disegnare i contorni del nuovo assetto del Paese. In questa vigilia, la novità più evidente è la crisi del centrodestra, che è oramai solo all’apparenza la coalizione egemone. La consistenza dei gruppi parlamentati di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia resta intatta, ma è venuta meno la coesione politica fra i tre contraenti del patto di alleanza, mentre fra Matteo Salvini e Giorgia Meloni si è accesa una conflittualità potenzialmente distruttiva, e Silvio Berlusconi tenta ancora una volta di accreditarsi soprattutto a livello internazionale quale garante della tenuta democratica di compagni di strada non pienamente affidabili. Lo scandalo che ha coinvolto uno dei più stretti collaboratori del leader della Lega, artefice del suo successo mediatico, resta tutto da decifrare sia nei contenuti effettivi di reato che per quanto riguarda i tempi dell’inchiesta giudiziaria, ma il colpo inferto alla credibilità di Salvini è forte e potenzialmente distruttivo. E’ difficile che se ne possano misurare gli effetti già nel voto amministrativo i domani e lunedì, ma la reputazione è già compromessa. Nella Lega tira aria di congresso e quasi di resa dei conti fra il segretario e Giancarlo Giorgetti, capofila dell’ala governista del partito: in ballo non c’è la permanenza nella maggioranza, che anzi non è in discussione, ma la linea politica che secondo il ministro dello sviluppo economico deve orientarsi in senso più marcatamente europeista e moderato, avvicinandosi alle posizioni del Partito popolare europeo. Nel contesto nazionale, a Giorgetti viene attribuito il progetto di dar vita ad un’area di centro con Calenda, Renzi, Più Europa e i partitini che si sono staccati da Forza Italia: una nuova formazione cui si attribuisce la consistenza di un centinaio di parlamentari se non di più, che potrebbe manifestarsi nell’elezione del nuovo Capo dello Stato. Magari sono progetti futuribili, ma la semplice formulazione di una simile ipotesi indica che qualcosa si muove nel centro dello schieramento politico, e una legge elettorale di impianto proporzionale potrebbe accelerare questa evoluzione. Ma se il risultato delle elezioni amministrative e ancor più l’interpretazione che ne verrà data, potrà modificare gli assetti nel centrodestra, l’onda d’urto del voto di domenica e lunedì potrebbe investire anche il centrosinistra, non ancora codificato come alleanza stabile ma in cerca di conferma. Nelle grandi città chiamate ai seggi gli elettori dovranno distribuire consensi fra Pd e Cinque Stelle, e in conseguenza consolidare o indebolire le leadership. Dei due – Enrico Letta e Giuseppe Conte – è il secondo a correre i rischi maggiori, insidiato com’è dall’ala più intransigente del Movimento, quella che ancora riconosce la guida carismatica di Beppe Grillo, è incline ad ascoltare la sirena di Alessandro Di Battista e rifiuta i compromessi del potere; ma anche i “governisti” come Di Maio non sono disposti a dare carta bianca al nuovo capo politico, incoronato recentemente con un consenso non plebiscitario. Nel Pd, poi, non manca chi contesta la preferenza quasi esclusiva concessa ai grillini, che potrebbe compromettere l’auspicata centralità del partito. Anche su questo gli elettori diranno la loro. Insomma la politica riparte dal voto amministrativo

di Guido Bossa