La voce del sud

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Di Maria Ronca

Mi appello ai meridionali, intellettuali e non solo, si sollevino le
sorti del mal comune, del sentire il peso della disputa senza fine, il
duello dei folli, lo scontro dialettico e mai superato. Nulla giace nel
sordo e muto dolore degli italiani morenti, per l’oltre supporre, il
tricolore si scuce nei confini, il dibattito perde terreno, le frasi
offensive trucidano a raffica un popolo che lotta nel debellare il morbo
dell’ignoranza, dell’indifferenza e dell’assenza di coscienza.
La carta costituzionale nelle mani sbagliate rischia di finire a
pezzetti, maciullata nel “tentativo” di cancellare sacrifici, conquiste
e libertà. Quale coscienza unitaria vi muove per infangare il sud?
Quali sentimenti animano il vostro operare? Quali confini intendete
schiavizzare e sfruttare ancora? Quali insegnamenti dietro il tesserino
del giornalista scribacchino intollerante che va contro l’etica del
mestiere? Quale male vi ha annebbiato mente e occhi?
L’animo patriottico muore nelle parole schernitrici, di chi offende se
stesso. Sputa veleno sulla bandiera. Vilipendio. Sì! È un atto
deprecabile e di ammutinamento.
Non sei italiano, sei un apolide in cerca di Itaca. L’attacco è un
attracco sofferto, perché in nessun luogo troverà pace, colui che,
rinnega la sua storia e la sua identità è come se non fosse mai nato e
mai esistito. Cancellato dalla faccia della terra.
Come osi parlare del sud, come osi parlare male di tuo fratello. L’onta
colpisce la tua stessa origine.
Su questa terra sei di passaggio, un ospite, come lasci trovi, come
tratti sei servito, come parli sarai giudicato.
L’Italia è una.
La questione meridionale è affare di tutti.
Guido Dorso ci invitava ad essere cento uomini di acciaio pronti a
servire il Popolo Italiano. Manlio Rossi Doria a riflettere, a meditare
sulla metafora dell’osso e della polpa, il sud è l’ossatura di un Paese
che sorregge il corpo, la società.