Letta e l’identità del Pd

0
475

Che la mission di Letta – richiamato da Parigi a furor di popolo pd alla guida di un partito smarrito – non sarebbe stata una passeggiata lo avevano previsto in molti. E lo stesso interessato se ne è mostrato in più occasioni pienamente consapevole. Il principale partito della sinistra italiana era passato, dalle vocazioni maggioritarie di Veltroni alle ribalderie destrorse e destabilizzanti di Renzi. Fino ad essere costretto a riconoscere al M5S, con Zingaretti, quantomeno precipitosamente, il ruolo di componente essenziale del fronte progressista!

Dopo il famoso ”Enrico stai sereno” è cominciata la stagione orribile del Pd, precipitato nell’abisso delle contraddizioni politiche renziane. Con i capi-azienda lodati come esempio di produttività e di competenze  mentre i lavoratori venivano privati delle tutele dell’art. 18. Gli insegnanti maltrattati e l’intero mondo della scuola mortificato. E la leadership del partito ormai attovagliata a intrattenersi più con il mondo del fashion e delle classi-bene che con i rappresentanti di quei ceti che avevano costituito storicamente la base elettorale della sinistra. Uno scollamento totale dai propri valori di riferimento, culminato nell’ancora misterioso patto del Nazareno e nell’infausto tentativo di referendum per accentrare ogni potere nel premier. Tentativo sonoramente bocciato dall’elettorato, che vi ha visto giustamente un espediente per ottenere poteri smisurati e senza controllo, piuttosto che un tentativo serio di riordino delle nostre istituzioni! Quella pagina nera ha dimostrato oltretutto come il senatore di Rignano – ora ben retribuito conferenziere su fantasmagorici rinascimenti arabi o illustratore tv delle passate glorie fiorentine – della Dc ha avuto solo qualche tessera, ma non assolutamente lo spirito! Nessun esponente di quel partito aveva mai concepito un disegno così clamorosamente contrario ai valori della Costituzione e irrispettoso delle istituzioni parlamentari!

Letta è riuscito a superare alcune incertezze del passato e a ridurre la portata delle strettoie correntizie, che però si fanno sentire soprattutto in periferia (esemplare è il caso del Pd irpino, ormai commissariato da anni). E’ riuscito a tenere insieme le diverse anime del parito sulla fondamentale riforma della giustizia. Discutibile, però, appare la battaglia sul ddl Zan. Le sue previsioni dividono quasi verticalmente il Paese e lo stesso fronte di sinistra, con il mondo cattolico schierato contro. Uno stato di cose che può rivelarsi negativo in prospettiva. Il gioco politico si fa ormai più duro, con quattro protagonisti intorno al 16-20%. Per l’unico “partito di sistema” rimasto, dopo il prosciugamento di FI e le tante oscillazioni del M5S, cercare temi divisivi sul terreno delle coscienze individuali potrebbe rivelarsi un grave errore strategico.  Oltretutto c’è  l’impressione, talvolta, che il segretario sia lasciato solo da una parte del suo stesso partito. Il Capitone leghista ha dimostrato in tante occasioni la sua natura politica prepotentemente disinvolta, pericolosamente irrispettosa dei diritti delle persone e delle garanzie collettive, in particolare con le sue incursioni telefoniche in case private alla ricerca di possibili spacciatori! Nel giorni scorsi,  la profonda diversità di opinioni e di comportamenti su temi cruciali tra Letta e Salvini è stata ridotta, anche da una parte dell’informazione, quasi a un duello,  nel silenzio di molti esponenti. Eppure, le farneticazioni del Capitone sulla non necessità di vaccinare i giovani hanno provocato perfino la reazione di Draghi (“Appello a no vax è invito a morire”). E la difesa preventiva ad oltranza del suo assessore di Voghera, in un qualunque Paese di antica tradizione democratica,   lo avrebbe costretto a ritirarsi a vita privata perchè sostenitore di una giustizia partigiana, che assolve comunque gli amici e condanna gli altri. Una figura incompatibile con le garanzie di uno Stato di diritto!  Quella di Letta, insomma, è stavolta una battaglia di civiltà. La difesa dei fondamenti dello Stato democratico dovrebbe vedere l’intero Pd scendere in campo per riappropriarsi di alcuni valori. E difendere così anche un patrimonio di tutti !

di Erio Matteo