Montefusco, strada chiusa da due anni, esposto alla Provincia

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MONTEFUSCO- Il gruppo “Montefusco in Azione” ha presentato formale esposto al Presidente della Provincia, Rizieri Buonpane ai Consiglieri provinciali, agli organi dirigenziali di Palazzo Caracciolo, nonché all’amministrazione comunale di Montefusco, con cui chiede di adottare con assoluta urgenza ogni determinazione necessaria a riaprire al traffico veicolare la SP 75 Montefusco San Nazzaro. “Sono passati oltre 2 anni dalla chiusura al traffico di questa arteria, che rappresenta la più importante strada di collegamento con il Sannio, sia per il flusso dei lavoratori che per i numerosi turisti che si spostano verso Montefusco e le altre zone limitrofe”, commenta il gruppo Montefusco in Azione che attraverso il suo responsabile e consigliere comunale Salvatore Santangelo ha chiesto la convocazione urgente di un incontro con gli organismi preposti al fine di trovare una soluzione definitiva a questo problema che affligge da oltre 2 anni l’intero comune di Montefusco e zone limitrofe.
“La situazione- prosegue – è di estrema gravità perché nonostante la chiusura al traffico, non di rado la SP75 Montefusco – San Nazzaro è utilizzata da veicoli in transito, con conseguente ulteriore rischio per la incolumità delle persone, poiché è evidente che il periodo di chiusura ha reso ancor meno praticabile la medesima strada, che necessita di ulteriori interventi di manutenzione, oltre quelli derivanti dalla presenza della frana esistente, causa della chiusura al traffico veicolare”.
Il Consigliere comunale Santangelo evidenzia che “è compito della politica e delle istituzioni adoperarsi immediatamente per trovare una soluzione definitiva al problema che affligge la comunità di Montefusco ed in particolare cittadini e commercianti, che lamentano i mancati guadagni causati dallo scarso afflusso di persone e clienti provenienti dai comuni del beneventano. Noi di Azione siamo pronti a dare il nostro contributo di idee e proposte perché crediamo che alla gente interessino non le scelte di convenienza, i silenzi di comodità o le polemiche inutili, ma la soluzione dei problemi di vita quotidiana delle persone. La tutela delle aree interne passa non solo per gli improbabili ragionamenti futuristici, ma per le scelte quotidiane di concretezza che siano in grado di assicurare alle persone la qualità di vita e gli standard di servizi necessari a rimanere in queste aree”.