Musica, immagini e pensieri di Raffaella non vanno via…

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Di Pellegrino Caruso

A Barbara Boncompagni, figlia dell’adorato Gianni, aveva detto “ Con la mia morte, voglio sparire!”, segno di una forte riservatezza privata, desiderio encomiabile ma inesaudibile per un’artista che, immersa per anni nell’immaginario e nel cuore dei suoi ammiratori, era destinata ad un ricordo, utile anche a mitigare il disorientamento da quel 5 luglio 2021, anonimo ed amaro pomeriggio d’ inizio estate, che ha interrotto bruscamente ogni “fiesta”, quando si è spenta in un attimo la sana allegria dei tanti che, come già riconosciuto dal “The Guardian”, avevano visto nell’eclettica Raffa un simbolo costante di gioia di vivere!
L’eco mediatica della Carrà, ben strutturata sull’essenza umana della Pelloni ha indotto pertanto, da subito, musicisti, artisti, collezionisti ed intellettuali a renderle il giusto tributo. Tra i primi a sentirle di rendere omaggio sono stati il pianista Bruno Santori ed il trombettista Giacomo Tantillo, bergamasco il primo, palermitano il secondo, che “ da Trieste in giù” la Carrà ha unito nel ricordo e nella preghiera.
“Appena abbiamo saputo del passaggio delle ceneri di Raffaella a san Giovanni Rotondo– ricorda Santori- ci siamo messi in contatto con i frati cappuccini, chiedendo di poter suonare per l’occasione la versione strumentale delle canzoni della Carrà, alla quale abbiamo sentito di porgere un ultimo saluto.”
“Quelle della Carrà non sono affatto canzonette – gli fa eco Tantillo in un altro garbatissimo colloquio telefonico – ma sono assimilabili a delle opere, che definirei sublimi per testo e melodia. Nonostante la mia preparazione sia in tromba classica che jazz, ho fatto fatica in un punto a tenere una nota con il fiato”.
L’emozione dei due musicisti era tanta, vista anche la presenza nella sala di esecuzione di Sergio Japino, fidato coautore, coreografo e regista dell’artista della quale, essendole stato sentimentalmente legato per anni, ha rispettato, con sensibilità, le ultime volontà. “ Non so dire- riprende Santori – se abbiamo più suonato o pregato perché l’atmosfera era davvero suggestiva. Ho diretto l’Orchestra del Sanremo di Bonolis dinanzi a milioni di Italiani, ho curato gli arrangiamenti per un tributo a Bacharach ma suonare per piano “Rumore” ed il “Tuca Tuca” mi ha emozionato”.
Una canzone del repertorio della Carrà, meno nota ma non meno valida musicalmente è risuonata, tra particolari suggestioni a San Giovanni Rotondo. “Guido Maria Ferilli, oltre a “Rumore” – sottolinea Tantillo – ha scritto anche “ Abbracciami”, tema sublime che ci riconduce, in tempi di distanziamento sociale, alla potenza sentimentale del venirsi incontro”.
Della “fisicità” della sua espressione artistica era convinta la stessa Raffaella, che, in una delle sue ultime interviste, aveva dichiarato di essere una cantante da vedere, più che da ascoltare. Come ricordato da Renato Zero, amico di una vita, il suo era un corpo che cantava e danzava, con l’anima ed è per questo che la sua immagine resta indimenticabile al punto che le sue fotografie, iconiche immagine di libertà, sono state oggetto di una mostra fotografica ospitata ad Avellino dall’AXRT Contemporary Galllery di Via Mancini. A spiegare con stupore e soddisfazione il successo dell’esposizione è Stefano Forgione, curatore della Mostra, ben supportato da Fabrizio Pesiri e Patrizia Pagnotta: “ Grazie ad un’ idea di Gianluca Marziani, curatore di diverse mostre italiane ed internazionali, siamo riusciti ad estrarre dall’archivio di Chiara Samugheo, prima fotografa ufficiale della Raffa nazionale, une trentina di scatti che abbiamo esposto e raccolto in un catalogo che è oggetto di continue richieste da ammiratori italiani ed esteri, a riprova del successo internazionale dell’artista.”
Tra i tanti visitatori della Mostra, prorogata con successo, figurano Vincenzo Mola e Giovanni Gioia, collezionisti salernitani di centinaia di abiti della Carrà, esposti con successo a Cinecittà nel 2018. “Siamo venuti ad Avellino con piacere- dichiarano soddisfatti- perché non bisogna mai stancarsi di mantenere viva la memoria di Raffaella”. La mostra avellinese ha suscitato l’interesse delle principali testate giornalistiche e di critici d’arte come Ugo Nespolo il quale, ai microfoni di “ Uno Mattina”, ha dichiarato: “ Raffaella riesce a mettere d’accordo tutti, riassumendo nel suo felice pseudonimo Rinascimento e Futurismo”. “Quello dell’ombelico scoperto- chiosa Nespolo- è particolare anatomico già esposto nella Mater Matuta come nella Venere del Botticelli ma Raffaella è riuscita ad associarvi, con eleganza, gesti intelligenti, sapientemente anticonformisti, regalandoci quella bellezza che, come ebbe a dire Stendhal, altro non è che una promessa di felicità di cui abbiamo bisogno.”
Non è un caso, dunque , se uno dei casi editoriali di questi giorni sia la pubblicazione della “ Raffasofia”, libro della giallista Marina Visentin, che si è divertita a trovare tracce della felicita’ tanto nella filosofia antica e moderna quanto nelle canzoni della Carrà, che ha ancora tanto da insegnare perché come cantava in un brano scritto per lei da Venditti “ c’è sempre un sogno leggero che vola dentro noi e che non muore mai”…