Niente di personale

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Niente di personale nei confronti di Angelo Antonio D’Agostino, personaggio del momento. Anzi. E’ da ammirare per il suo essere self-made-man dopo una stagione di anonimato e di dura fatica. Il suo “curriculum vitae” è, a dir poco, straordinario. Soprattutto per la rapida evoluzione che si è registrata in tempi non lunghi. Imprenditore nel 1983 di un’azienda locale a Montefalcione, D’Agostino, è eletto presidente dell’Ance di Avellino e successivamente ne diventa vicepresidente regionale. Nel 2011, poi, nasce il Gruppo D’Agostino che estende l’attività oltre che nelle costruzioni, anche nella distribuzione e la commercializzazione di gas metano ed energia elettrica, nell’informa – zione, nel settore enologico ed altre attività minori. Poi la scalata al Parlamento. Si fa notare, nel 2013, da Mario Monti, ex presidente del Consiglio fondatore di Scelta civica per l’Italia che gli offre un seggio alla Camera nella circoscrizione Campania 2. Due anni dopo, nel luglio 2015, su proposta del segretario del partito Enrico Zanetti, con il quale stringe una solida amicizia, D’Agostino è eletto vice presidente vicario del partito.

Nel luglio del 2016 lascia Scelta civica e si iscrive al gruppo misto per tornare, nell’ottobre del 2016, in Scelta civica per la Costituente Liberale e Popolare (così recita la biografia su Wikipedia). Nel turno elettorale successivo alla XVII legislatura, nel 2018 D’Agostino si candida alla Camera nello schieramento di centrosinistra, ma non viene eletto, dedicandosi interamente alla sua attività di imprenditore, senza però lasciare l’impegno politico. E infatti, nel 2019, in occasione delle elezioni amministrative per il sindaco di Avellino, egli diventa forte riferimento di una lista di giovani (“Ve – ra Avellino”) a sostegno dell’attuale sindaco Gianluca Festa. Non finisce qui. Salva l’Avellino calcio da una crisi tremenda che rischia di cancellare lo storico club irpino. Poi diventa sindaco di Montefalcione dopo il turno elettorale amministrativo dello scorso ottobre. E ora si avvia a diventare presidente di Palazzo Caracciolo. Padre di cinque figli, il suo vero delfino è la consorte Antonella Gensale, donna poliedrica e dal fiuto infallibile. Dicono che sia la regista intellegente di tutte le operazioni che riguardano le attività del Gruppo.

Che fatica, ad onor del vero, ripercorrere questa biografia ragionata. Per dire cosa? Che, con tutto il rispetto dovuto al personaggio, oggi egli rischia di diventare strumento di operazioni che potrebbero inficiare il suo impegno. Di certo aver favorito l’elezione a sindaco di Avellino di Gianluca Festa non è stata del tutto una buona scelta, visto il degrado che ha raggiunto il capoluogo irpino. Compresa quella ferita chiamata Tunnel nella quale lo stesso D’Agostino è coinvolto. Non solo. Le direttive del primo cittadino, quali lo spostamento dello stazionamento dei bus nello spazio antistante lo stadio Partenio, la strana vicenda del mercato a Campo Genova, la costruzione del nuovo stadio, tanto per citare alcune discutibili scelte fatte, potrebbero collidere con lo stesso apprezzabile impegno di D’Agostino sul piano professionale, lasciando lo spazio a quanti – non all’opposizione comunale assente – potrebbero intravedere un conflitto d’interessi.

La verità è che la narrazione di questi fatti non trova una rispondenza nei comportamenti delle forze politiche e sociali nel nostro territorio, nel quale prevale un inconcludente bla-bla-bla, privo di indignazione. Conosco Angelo D’Agostino e ne apprezzo la mitezza e l’umiltà. Nel contempo amo la mia città, la mia Irpinia. Se mi è consentito, mi permetto di dargli un consiglio: stia attento a non farsi strumentalizzare per disegni diabolici fatti a suo danno. E’ già capitato nel passato che grandi e autorevoli personaggi, non solo per loro responsabilità, abbiano poi conosciuto momenti di tristezza.