Nord – Sud e classe dirigente

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Mi inserisco, in punta di penna, nell’ennesima polemica Nord-Sud. Senza casacca, con l’ obiettivo di tentare di contribuire nella ricerca delle differenze che rendono fragile l’unità del Paese. Ricapitolo la vicenda esplosa in questa ultima settimana. A lanciare, per primo, la sfida Nord-Sud è stato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala. Si sono accodati, giorno dopo giorno, altri amministratori del Nord, a cominciare dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. Essi sostengono che gran parte dei fondi del Pnrr è destinato al Sud che, peraltro, già “beneficia” del 40% delle risorse degli investimenti nazionali. Ci sta tutto. Il distinguo, però, riguarda il criterio dell’utilizzazione dei fondi concessi alle regioni meridionali rispetto all’uso che se ne fa al nord che ha già pronti progetti “virtuosi”. Si tratta solo di un rigurgito neo-leghista contro il Sud “ladrone, sporco, brutto e cattivo” o ci sono altre ragioni? La mina, comunque, è innescata. Non si fa attendere la replica della ministra per il Sud, la salernitana Mara Carfagna. Altro che “Nord virtuoso e Sud ladrone”, ripete ai quattro venti. Le risorse – dice – sono per il Mezzogiorno una grande opportunità, nel segno dello slogan “Se cresce il Sud, cresce l’Italia”. Il detonatore è esploso. Passa qualche giorno e si fa spazio il far play con toni più distensivi. Vi sono, però, delle certezze che non possono essere eluse. E’ il caso dei fondi strutturali europei relativi al Piano 2014-2020 (e a quelli aggiuntivi del piano 2021- 2027 da utilizzare entro l’anno 2030). Il Nord li ha impiegati con la stessa velocità di un treno Freccia rossa; il Sud, invece, viaggia con carrozze a vapore. Al Nord le risorse sono quasi esaurite. Al Sud, l’impiego riguarda meno della metà di quelli concessi. Per restare nella metafora della mobilità ferroviaria, molto dipende da chi ha la responsabilità di guida del treno. Cioè dalla classe dirigente a cui è affidata la cura e la gestione dei binari. Non si tratta di screditare il Sud, né di giustificare comportamenti deludenti. Nel Mezzogiorno, per fare degli esempi, il medico è spesso fuori stanza; la giustizia nei tribunali comincia ad operare in genere non prima delle 11, anche se si è convocati per le ore 9, e, infine, per avere un certificato anagrafico ci vuole la raccomandazione e per far valere un proprio diritto occorre inginocchiarsi davanti agli sportelli della burocrazia: accade proprio così e riguarda l’efficienza e l’etica del buon vivere. Ancora un dato. Fino a qualche anno fa la riserva degli impieghi nazionali per il Sud era pari al 34% delle risorse complessive. Cifra, a guardare con attenzione gli investimenti, mai rispettata. In realtà non sono i fondi a mancare, ma sono i progetti per investimenti strutturali di crescita che risultano latitanti. Di più. Ad utilizzare i fondi nella maggior parte dei casi è la criminalità organizzata, che con la creazione di impiego con il sistema delle scatole cinesi, sub appalti vari e revisione prezzi, ingurgita risorse che altrimenti sarebbero finalizzate per il bene comune. Per concludere: le polemiche non aiutano. Nord e Sud devono convivere in nome dell’unità nazionale. Il Settentrione deve farsi perdonare non pochi torti, il Meridione deve iniziare a fare un profondo esame di coscienza.

di Gianni Festa