Se il Pd insegue i populisti

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L’annuncio fatto da Zingaretti dello scioglimento del Pd a favore di un nuovo contenitore politico (il 2020 è anno congressuale) ha suscitato consensi e perplessità. Accolto con favore da parte della dirigenza, per la necessità di avvicinare e interpretare i fermenti che animano la società civile. Considerato da parte degli eletti con maggiori perplessità, derivanti dalle crescenti incertezze elettorali sempre create dai mutamenti della “ditta”. Per ora, infatti, l’annuncio ha riguardato poco più del nuovo nome, “i democratici” (ma non sarebbe meglio “i progressisti”?)  e il proposito di tentare di assorbire una parte delle spinte sostenute dal populismo.

Non sarà facile, nella breve parentesi congressuale, compiere gli ulteriori passi necessari per riempire di contenuti politici un proposito che, per ora, può significare tutto e il contrario di tutto. Essere il segno un intenso e positivo sforzo per risolvere i nodi irrisolti che hanno favorito l’ascesa delle correnti populiste. Potrebbe però anche indicare una scorciatoia raffazzonata per drenare comunque consensi dal fronte sovran-popolista. Badando all’immediato. E senza andare tanto per il sottile sui metodi adottati e sulle conseguenze delle scelte che si compiono. Pensare prima a un contenitore e poi ai contenuti può nascondere, del resto, una pericolosa insidia: quella di privilegiare l’illusione della novità apparente ma fugace rispetto alla solidità dell’incontro sui grandi obiettivi comuni. Tra cui ridurre disuguaglianze e differenze. E abbattere muri e separatezze. In fondo, è stato questo anche l’errore della nascita del Pd, incerto risultato della fusione a freddo tra Ds e Margherita. Rivelatosi per anni uno strumento di potere, rafforzato da presunte vocazioni (o velleità?) maggioritarie. Esposto però alle pericolose ventate di una identità incerta. E non privo di responsabilità nel lungo periodo di nascita e di avvento del populismo. Per aver varato, nel già nel 2001, una riforma costituzionale cedevole rispetto alle pretese proto-leghiste. Per aver accompagnato (come in Emilia-Romagna) le richieste premature ed eccessive delle regioni Lombardia e Veneto senza adeguate valutazioni delle loro conseguenze sul sistema economico ed istituzionale. Per aver allevato e sostenuto soprattutto nel Mezzogiorno – in un panorama regionale dove ormai I governatori sono dei vicerè assoluti e incontrollabili – dei tribuni della plebe come De Luca ed Emiliano. E aver favorito la crescita di liste civiche, portatori spesso di interessi limitati e specifici. Difficilmente sintetizzabili e armonizzabili in un disegno di carattere generale. Tante istanze particolari non fanno una strategia! Se si pensasse come sfondo identitario del nuovo contenitore a farne una sommatoria di pezzi di sensibilità di sinistra – un pò di accoglienza, un tot di ambientalismo, un pizzico di giustizia sociale, una buona quota di rivendicazionismo sindacale – si commetterebbe un errore gravissimo.

Il caso del M5S sta a dimostrare che una forza politica emergente è destinata presto a tardi alla sconfitta quando si limita a difendere confusamente i singoli interessi settoriali o territoriali senza saperli inquadrare in  una visione più generale dello sviluppo del Paese,.  Epilogo inevitabile per un Movimento che in un decennio non ha saputo decidere se abbattere davvero il sistema, come pure aveva inizialmente dichiarato, oppure abbracciarne con convinzione la difesa. Insomma, nonostante tutto, non basta dichiararsi movimento e non partito per poter aspirare al successo politico!

La nostra Costituzione è fatta per impedire l’uomo solo al comando. In un periodo in cui il sistema dei partiti appare indebolito ed è sotto attacco da parti diverse, il compito delle forze politiche “di sistema” non è quello di strizzare l’occhio ai populisti, adottandone stratagemmi e furberie. Bensì quello di difenderne le fondamenta, ancora oggi valide. Perciò, se lo sforzo di Zingaretti sarà nella direzione non di volere solo nascondere la parola “partito” ma nel saper davvero esprimere le ragioni alte e  profonde che giustificano  un nuovo contenitore, può darsi che ne venga fuori qualcosa di utile per la democrazia italiana!

di Erio Matteo