Sinistra Italiana attacca: “Nella Campania monocratica di De Luca la riforma dell’Edilizia Residenziale Pubblica sconta gravi ritardi”

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Secondo una sedimentata cultura politica, declinata a partire dagli sessanta in  ambito  urbanistico e sociale, l’Edilizia Residenziale Pubblica è stata considerata un mero ricorso  semi-assistenziale che doveva offrire un alloggio, cioè una sistemazione  non un diritto permanente, a specifiche categorie che non erano nelle condizioni di incrociare l’offerta del  mercato immobiliare.

 

Questa concezione distorsiva ha fatto si che l’ERP diventasse un collocazione identificativa priva di un raccordo integrante  socio-culturale nella definizione degli stessi strumenti urbanistici di pianificazione e nella realizzazione dei Piani di zona privati del supporto di una necessaria rete di servizi.

 

Una condizione ancor di più aggravata da una perdurante “mala gestio” degli Istituti provinciali –gli IACP- che hanno consentito, soprattutto nelle aree a maggiore sofferenza abitativa e a vocazione clientelare, che essi diventassero un considerevole veicolo politico consensuale accumulando nel tempo gravi situazioni di trascuratezza.

 

Tutto ciò  ha fortemente condizionato la tenuta sociale,  la trasparenza della gestione delle assegnazioni, il crescente non rispetto dei doveri da parte dei locatari e la cura manutentiva e di ammodernamento delle strutture abitative.

 

Ma quello che ha maggiormente inciso in tale processo di deterioramento è stata anche la volontà politica, registratasi in particolare durante gli anni dei governi berlusconiani, di non considerare l’ Edilizia sociale un’opportunità di innovazione civile e di salvaguardia di uno sviluppo territoriale sostenibile.

 

Le ragioni, ovviamente, sono tutte da ricercare nell’idea tutta immobiliarista che   ha avuto il Centro-Destra  che ha puntato su una centralità del mercato come perno regolatore delle dinamiche costruttive privando progressivamente il settore delle risorse minime necessarie fino a raggiungere il sostanziale annullamento del finanziamento pubblico per questo settore.

 

Situazione resa ancor di più difficile dalla Riforma Costituzionale del 2001, voluta dal Centro-Sinistra, che ha assegnato alle Regioni le competenze della politica per la casa con il risultato di vedere una vera e propria arlecchinata nella gestione degli Enti e negli stessi processi di riforma avviati dalle singole realtà territoriali .

 

A questa complessa problematica la Regione Campania nel 2016 ha risposto con l’avvio di una riforma contenuta in nuce nel  provvedimento di Bilancio finanziario di quell’anno e con la successiva redazione di un Regolamento attuativo.

 

La legge regionale n. 1 del 18/01/2016,   integrata dal Regolamento regionale n. 4 del 28/06/2016, nonché dalle modifiche  apportate da successivi provvedimenti normativi in materia,  aveva lo scopo  di riordinare gli IACP della Campania con  la conseguente istituzione di un’Agenzia per l’Edilizia Residenziale Pubblica, che avrebbe dovuto avviare un profondo processo di riforma degli storici Istituti e il riassetto della gestione del patrimonio edilizio pubblico.

Ma così non è stato.

Questi obiettivi non sono stati centrati per una serie di ragioni  riconducibili al modo di intendere e praticare la gestione dei beni pubblici da parte della Giunta De Luca,  a partire da quanto fatto scrivere nel Regolamento regionale.

 

Infatti in esso si prefigura come unica strategia di rilancio e di salvaguardia dell’ERP in Campania “ la razionalizzazione e il contenimento della spesa nonché l’armonizzazione contabile” nella gestione del patrimonio degli Enti.

 

Un’impostazione questa di chiaro stampo tecnocratico alla quale,   come è ben noto anche nelle cronache nazionali, si ricorre quando non si ritiene importante investire politicamente  in taluni settori.

 

In realtà le previsioni regolamentari prefiguravano importanti novità,  anche dei percorsi partecipativi nel gestire la fase di transizione e di avviamento che doveva esautorare i sempre meno efficienti  IACP provinciali e dare vita a un’unica struttura di coordinamento regionale, l’Agenzia Campana Edilizia Residenziale- ACER.

 

Ma è cosa nota che il Presidente De Luca non abbia una certa propensione per il  coinvolgimento democratico per cui, come in altri casi, contando anche su un ruolo non sempre incisivo del Consiglio regionale, a cui le norme transitorie affidano, tra l’altro, anche  una chiara funzione di controllo applicativo, ha impresso una gestione del tutto autarchica a tale trasformazione.

 

In tal modo ha praticamente sollevato da ogni coinvolgimento sia gli Organismi istituzionali di consesso che i diversi soggetti socialmente interessati e formalmente riconosciuti come interlocutori nel novellato,  a partire dalle maggiori organizzazione dell’inquilinato e dalla non trascurabile rappresentanza autogestita della categoria.

 

Un recente documento unitario siglato da SUNIA, SICET CISL, UNIAT E ASSOCASA, ha rappresentato in  modo circostanziato quanto sta accadendo in questa vicenda,  in primis la “ crescente insofferenza al confronto “  da parte della Dirigenza politica e amministrativa regionale.

 

Sempre nella suddetta nota si evidenzia come “le sedi sono praticamente chiuse, il personale sempre di più inadeguato e insufficiente, servizi manutentivi quasi inesistenti, nessuna programmazione nè delle vendite, nè della gestione de! numeroso pregresso nella gestione amministrativa”,

 

Il previsto  organismo consultivo dell’Osservatorio regionale in sostanza non viene quasi mai convocato e comunque non affronta mai questioni di una certa importanza, sollevate anche dalle Organizzazioni sociali di categoria , come la delicata questione dei canoni di locazione.

 

Stessa sorte per l’altro importante organismo costituito dall’Autorità delle opposizioni che è stato realizzato in modo alquanto discutibile conferendo poteri impropri e irrisoluti alla sola struttura provinciale di Napoli. Le Organizzazioni degli inquilini hanno fatto le loro proposte in modo chiaro e perentorio  indicando anche le possibili soluzioni ma nulla è stato accolto nelle regie stanze di Palazzo Santa Lucia.

 

Le Organizzazioni dell’utenza hanno avanzato anche  proposte concrete per una correzione dei meccanismi di calcolo dei nuovi canoni, che pur recependo la necessita di adeguamento,  deve necessariamente salvaguardare i redditi più bassi al fine di evitare sperequazioni e disagi tra i cittadini, cosa che puntualmente è avvenuta.

 

La stessa assegnazione degli alloggi pubblici sta segnando clamorosamente il passo . La famigerata piattaforma regionale per l’anagrafe de! fabbisogno abitativo, che sarebbe dovuta partire agli inizi di quest’anno, non è ancora nelle condizioni di essere avviata. Questo significa che i Comuni non hanno gli strumenti normativi a disposizione per assegnare gli eventuali alloggi disponibili, lasciando in tal modo ampio spazio  alle occupazioni abusive e alla crescita di una tensione sociale .

 

Tale impostazione ragionieristica da parte della Regione crea di riflesso anche una non utile confusione nell’inquadrare correttamente il tema delle passività ereditate dalle gestioni provinciali degli Istituti che riguardano in particolare il mancato pagamento dei canoni di locazione ma anche il notevole volume di interventi manutentivi di cui ha bisogno il patrimonio edilizio degli alloggi ERP.

 

La soluzione per la Regione starebbe nell’aumento, tra l’altro indiscriminato , dei canoni di affitto e in un rimandare “sine die” la realizzazione di un Piano organico di ristrutturazione e ammodernamento del patrimonio abitativo ex IACP, non intaccando minimamente il bilancio regionale che in questo specifico capitolo da anni non presenta alcuna voce di finanziamento a riguardo.

 

Il discorso andrebbe fatto seriamente e nelle sedi politiche, sociali  e istituzionali competenti e non nell’esclusiva Segreteria del Presidente perché quello che manca in Campania è una vera politica per la casa per tutti, cioè che dia risposte ai diversi segmenti sociali che reclamano questo diritto inviolabile dell’Umanità.

 

L’Edilizia Residenziale Pubblica, con tutti i limiti e le distorsioni che si sono registrate nei diversi decenni precedenti in questa regione, grazie alle risorse nazionali e a quelle favorite da una serie di leggi regionali, in primis la “457/78” , nonché dietro la spinta di  una profonda battaglia politica condotta in particolare dalla Sinistra e dal movimento sindacale,  ha comunque realizzato un importante programma costruttivo  non solo per l’edilizia “agevolata” ma anche per quella “convenzionata” e “partecipata” dando vita anche a programmi di recupero, in specie nei centri storici e, laddove i comuni sono stati più diligenti,  incrociandosi con le opportunità previste dalla  legge di ricostruzione post sismica.

 

L’occasione del PNRR non può ridursi ai soliti strilli di propaganda o agli annunci di disponibilità per gli interventi straordinari che sono cosa ben diversa dalle risorse che alla fine saranno effettivamente elargite , se non si predispongono piani razionalizzati che tengono conto della natura composita del territorio regionale con le sue aree a forte densità abitativa e le vaste zone rurali interne.

Accanto a un diffuso insediamento di “alloggi popolari”  negli anni sono sorte numerose esperienze cooperative e negli ultimi decenni un’originale esperienza di edilizia “agevolata e convenzionata” che consentiva di intercettare  quelle ampie fasce di ceto medio  escluse dalle opportunità dell’edilizia agevolata ma che  no potevano avvalersi di capitali di rendita per alti target costruttivi.

 

Ma quando anche la casa non è più un diritto ma un business di tutto questo non vi è più traccia per cui al di là dei programmi straordinari europei di rigenerazione urbana, con i loro omerici tempi di realizzazione e qualche lodevole iniziativa territoriale spontanea, si va incontro a questi scenari che in sintesi, ma con realismo,  abbiamo rappresentato in questa nota.

 

Sinistra Italiana, condividendo e sostenendo quanto evidenziato dalle Organizzazioni di categoria  non si sottrarrà  alle proprie responsabilità di impegno sia in sede regionale che nazionale, attraverso una serie di interventi che intendono concorrere a portare questa vertenza nelle sedi competenti, ivi comprese quelle governative e parlamentari.

 

 

Il Coordinamento regionale della Campania di

                                                                               Sinistra  Italiana