Sogno migrante, storie di riscatto e speranza nel documentario di Curci

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Sono storie, voci e racconti di chi ha vissuto sulla propria pelle il dramma dell’emigrazione, di chi ha conosciuto il dolore di lasciare la propria terra quelle che consegna il regista Federico Curci in “Sogno migrante”. Il documentario sarà presentato questo pomeriggio, alle 18, al Circolo della stampa. A confrontarsi con l’autore Alfonso Bruno, presidente del centro studi cinematografici di Avellino e Francesco Celli, presidente InfoIrpinia. E’ lo stesso Curci, già autore di un bel racconto filmico sull’Avellino Rocchetta “Prossima fermata”, a spiegare come nasce l’idea del documentario “Da tempo coltivavo l’idea di un’opera dedicata all’emigrazione. Poi l’incontro con Antonia Alfano, studiosa di tradizione popolare, che mi ha consegnato la storia della sua famiglia, a partire da quel padre emigrato in Argentina. Anche Antonia avrebbe dovuto partire per il Sud America, aspettava con ansia le lettere del padre e la chiamata. Mi ha raccontato del fischiettare inconfondibile del padre, così lei e sua madre sapevano che il padre era tornato. La madre si precipitava fuori, incurante del tempo, anche in vestaglia. Poi la scelta di tornare in Irpinia. Per Antonia fu un colpo, aveva raccontato a tutti che sarebbe partita per l’America, la nonna la consolò dicendo che ‘Non era destino’”. Una storia che si affianca a quella di Elisia Prizio “Il padre emigrò in Germania, poi la decisione di tornare in Irpinia, anche perché la moglie aveva un problema di salute molto serio. Una storia che è sempre di sofferenza per l’essere stati costretti a recidere le proprie radici”. Infine, quella della famiglia di Federico “Verso la fine degli anni ’60 i miei genitori emigrarono da Solofra in Svizzera in cerca di lavoro. Lì nacque mio fratello. Mio padre mi raccontava sempre che in Svizzera si viveva bene e si trovava con facilità lavoro. Mio padre Michele aveva lavorato prima in una tipografia, poi in una conceria, mia madre era una sarta. Saranno gli stessi familiari a fare pressione perché ritornino a Solofra e qui decideranno di trascorrere il resto della vita. Tuttavia, non rimpiangeranno mai i giorni trascorsi in Svizzera”. Curci getta un ponte tra passato e presente “Volevo raccontare un fenomeno che continua ad essere una piaga per il territorio, che ha segnato la storia della provincia e rischia di cambiare per sempre anche il nostro futuro. Ad accomunare le tre storie c’è la scelta di tornare in Irpinia ma tantissimi non avranno la possibilità di rivedere la propria terra. Tra il 1876 e il 1976 saranno ventisette milioni a partire. Ma volevo soprattutto lanciare un messaggio per sottolineare come le migrazioni abbiano sempre segnato la storia dell’umanità, non sono un’anomalia. E’ Antonia a ribadirlo ‘La terra non è di nessuno. I confini non esistono”