Teatro: lo spettacolo vada avanti

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Che cosa si muove dietro al Teatro Carlo Gesualdo? C’è una regia occulta? E se sì, a cosa mira? Si vuole dare corso ad una nuova politica culturale? Oppure l’operazione serve a colpire e affondare il presidente Luca Cipriano, esponente Pd, o il sindaco Paolo Foti? E’ un errore contabile, una svista? Tutte domande che nella conferenza stampa di ieri indetta dallo stesso Cipriano insieme con i componenti del Consiglio di amministrazione non hanno avuto risposta. Siamo tutti consapevoli del grande ruolo che ha assunto il teatro avellinese nel panorama culturale italiano. Allora c’è effettivamente qualcosa che non funziona, se si decide di bloccare parte dei fondi provocando quello che Luca Cipriano chiama corto circuito. Gli effetti sono già nelle cose: spettacoli musicali annullati, laboratorio didattico per ragazzi pure. Il presidente chiede chiarezza: per quello che è successo, per quello che è stato in termini di impegno, per quello che continua ad essere ogni giorno. Con un piazzale della vergogna ora coperto da un telone ancora più inquietante, e che costringe ad altri salti mortali (soprattutto economici) per trasferire le scenografie da una parte all’altra. La frase che più circolava ieri in città era del tipo "hanno colpito l’unica cosa che funziona". E’ vero, il teatro funziona, tra le rinunce, i fondi (ora in parte tagliati) che arrivano dal proprietario che è il Comune, dalla Regione e dagli abbonati, oltre che dagli sponsor. Funziona perché è l’orgoglio della città. Le ipotesi non mancano: come accade in questi casi, si fanno anche nomi e cognomi di chi potrebbe aver lavorato ai fianchi. Ma nulla può essere confermato. Il sindaco Foti ha cominciato a dare le sue risposte ed ha mostrato immediata disponibilità al fianco del presidente. Gli "schizzi di fango" di cui parla Cipriano, “lo squallore della polemica" che interessa da mesi il Comune, la "città che muore" di cui parla Salvatore Gebbia, sono le frasi usate ieri ed espressione di un sentimento diffuso di risentimento che portano ad un’altra domanda: le programmazioni partono da un anno prima, potrà avere il teatro Gesualdo una prossima stagione degna di questo nome? Così tante domande senza risposta lasciano troppi dubbi e provocano nuove macerie. Attrezziamoci nel frattempo almeno culturalmente: ne abbiamo tutti un gran bisogno. Fa bene Cipriano a continuare, con lui il sindaco di Avellino. Lo spettacolo vada avanti.