Tra Conte e Draghi la musica non cambia

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Tra Conte e Draghi, la musica è sempre la stessa perché lo spartito è quello di sempre come quasi tutti gli orchestrali. Uno spartito che avrebbe condizionato anche Toscanini. Draghi, che è fuori discussione per competenza, prestigio e moralità, ha le mani legate e non può fare miracoli. Se ogni solista/partito continua suonare per conto suo anteponendo l’interesse di parte a quello generale, non c’è direttore che tenga, a meno che non lasci la bacchetta e imbracci il fucile e cominci a sparare, come nel famoso film “Prova d’orchestra” di Fellini.

E’ un’anomalia di fondo che caratterizza anche Draghi, che avrebbe dovuto presiedere un Governo del Presidente appoggiato da tutti i partiti che avrebbero dovuto trovarsi uniti di fronte alla gravissima emergenza sanitaria ed economica che st attraversando il Paese. Così non è stato e la mossa si è dimostrata improduttiva. Il Presidente Mattarella, avrebbe potuto rimandare Conte alle Camere facendo intendere di essere pronto a scioglierle in caso di sfiducia. Ha nominato, invece, Draghi, senza informarne i partiti, nella considerazione che vi sarebbe stata una resipiscenza politica e i “guastatori” alla Salvini, Renzi e Meloni avrebbero desistito dai loro propositi di destituire Conte che, se pur con errori ed incertezze, stava gestendo sufficientemente bene la crisi ed aveva il sostegno della maggioranza degli italiani. Questo non stava bene ai poteri forti economico-finanziari che, con i loro giornali lo avevano massacrato per mesi pur di mettere le mani sul Recovery Plan. I due Mattei, esempio di come non dovrebbero essere i politici, avevano solo fatto da apripista. Il presidente Mattarella, applicando la Costituzione. avrebbe potuto promuovere un Governo del Presidente, di soli tecnici di provata competenza ed autonomia, e mandarlo in Parlamento senza imbarcare ministri politici che ogni giorno lo avrebbero condizionato costringendolo alla ricerca faticosa di un equilibrio. In nome dell’unità Draghi ha imbarcato tutti quelli che hanno voluto compresa la Lega con Giorgetti ma non con Salvini, che è rimasto fuori dal Governo a continuare a fare il guastatore (e ora chiede che si riapra tutto e subito) e il resuscitato Berlusconi con Brunetta e la Gelmini. Meloni è rimasta a monopolizzare l’opposizione.

Avrebbe potuto una maggioranza così eterogenea e opposta negli obbiettivi e nella strategia, ritrovarsi unita di fronte alle difficoltà del Paese? Potrebbe fare insieme quelle riforme che sono ritenute necessarie a cominciare da quella sul fisco e la Giustizia? Non è accaduto e non accadrà. E’ accaduto, invece, che il governo si è decisamente spostato a destra provocando una ulteriore scissione nel M5S e creando difficoltà nel PD. I romani, in caso di guerre ricorrevano ai dittatori abbandonando – fin quando durava l’emergenza. – le garanzie istituzionali. Non si capisce perché da noi, in momenti di crisi così acute, quando la politica non è stata capace di offrire soluzioni non si dovrebbe farle fare, momentaneamente, un passo indietro. L’imbarazzo di Draghi e il suo riserbo sono evidenti. Sono ricomparsi i DPCM, i ristori, anche se si chiamano sostegni, ed è ricomparso perfino il condono. La pandemia continua a mietere vittime, soprattutto negli anziani e nei più fragili. Abbiamo superato i 107.000 morti, una delle percentuali più alte del mondo e si continua a morire al ritmo di 4/500 al giorno; i contagiati superano i tre milioni e mezzo e quelli tuttora positivi sono 556,000; la campagna vaccinale procede al rilento per la mancanza di vaccini e mostra crepe vistose anche tra le regioni che sono state ritenute tra le più efficienti d’Italia come la Lombardia, che ha dimostrato inefficienza e irresponsabilità. Sono spuntati i furbetti del vaccino, quelli che saltano la fila, i soliti privilegiati e raccomandati, e gli over 80, che sarebbero dovuti essere vaccinati per primi, lo sono stati solo per meno del 30%-

E’ l’Italia di sempre delle caste, delle corporazioni, delle furbate, di coloro che “possono” dei raccomandati e Draghi, anche lui costretto a fare promesse fa quello che può e ha imparato presto a fare le solite promesse e a parlare al futuro. Come e più di Conte!

di Nino Lanzetta