Il complicato puzzle politico 

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L’ammissione è di chi è stato il protagonista principale di Mani Pulite, Antonio Di Pietro, che ormai fuori dalla politica, anche se ha tanta voglia di tornarci, spiega che Tangentopoli ha prodotto un vuoto ed è da lì che sono cominciati i partiti personali. Un’affermazione che è soprattutto un’autocritica da parte di un magistrato simbolo dell’inchiesta milanese che ha azzerato la prima Repubblica distruggendo le ideologie e aprendo lo spazio alla nascita dei tanti personalismi. Parole che arrivano nel decennale del Vaffa Day.
Jacopo Fo, il figlio di Dario, ha scritto che da quel giorno è iniziata la decapitazione di una classe dirigente, da allora si è aperta una nuova fase della seconda Repubblica. Il Movimento Cinque Stelle è infatti il risultato della frustrazione della società. Di Pietro e Grillo rappresentano seppur in stagioni diverse il prodotto di una grande insoddisfazione nei confronti della politica. E non è un caso se l’ex PM era in testa nei sondaggi dopo le inchieste di Tangentopoli come oggi il Movimento di Grillo viene rilevato come la prima forza politica del paese.
I cinque stelle cavalcano la delusione profonda verso i partiti. Ma proprio la loro crescita pone Beppe Grillo davanti ad un bivio costruire una forza capace anche di governare e non solo di protestare e criticare. Al momento questo salto in avanti non è avvenuto nelle città che ora i cinque stelle guidano. L’esempio di Roma è paradigmatico di un certo modo di affrontare le sfide del governo. Nel marzo del 2015 dopo che un giorno di piogge intense aveva causato i soliti problemi di congestione a Roma, Di Battista criticò molto duramente l’allora sindaco della città Ignazio Marino per non aver saputo risolvere il problema e chiese le dimissioni del primo cittadino parlando di città più invivibile d’Europa. Oggi però la capitale è amministrata dal Movimento Cinque Stelle e le cose non sono andate diversamente. La pioggia di domenica scorsa è stata abbondante e ha creato non pochi problemi e la sindaca Virginia Raggi, nel momento peggiore degli allagamenti, si è limitata a chiedere ai suoi concittadini di non uscire di casa ma nonostante il giorno festivo, la città è andata in tilt.
Si potrebbe dire che più che la legge del contrappasso ha funzionato la legge del sottopasso visto che sono rimasti tutti allagati esattamente come era avvenuto con le amministrazioni precedenti. Un piccolo episodio che segnala la difficoltà di chi è chiamato a governare e la facilità nell’esprimere accuse e attacchi. E forse in un clima di esasperata contrapposizione non è un caso che sempre nei sondaggi, in tempi di populismo un leader come Paolo Gentiloni, che è l’opposto del “capo carismatico”, guadagni consensi e simpatie tra una larga fetta di elettorato e il suo esecutivo naviga tra fiducia e consensi. E in molti guardano proprio all’attuale premier anche per il futuro visto che con la legge proporzionale, al momento il paese è diviso in tre tronconi principali: PD, Cinque Stelle e centrodestra che non possono aritmeticamente sommarsi e quindi governare insieme. Dopo le elezioni dunque si dovrà ricorrere a figure capaci di mettere insieme un complicato puzzle politico. In questo quadro frastagliato ed incerto come ha scritto il politologo Ilvo Diamanti “ci avviamo al voto di primavera in un clima di incertezza perché è incerta la struttura dell’offerta politica: alleanze, coalizioni, programmi. Gli elettori sono insoddisfatti dell’andamento politico, economico e sociale del paese e quindi sensibili alla critica espressa ad alta voce dal Movimento Cinque Stelle. Eppure al tempo stesso sono in cerca di stabilità. Di rassicurazione. Sentimenti ben interpretati e rappresentati da Paolo Gentiloni. Un leader impopulista”.

di Andrea Covotta edito dal Quotidiano del Sud