Il valore della democrazia

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Nemmeno quindici giorni dopo la morte di David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo, 11 gennaio u.s., con l’unanime apprezzamento del mondo politico e istituzionale italiano ed europeo – cha la miserevole partitocrazia italiana ha organizzato lo squallido teatrino i cui attori, ancora una volta, hanno dato prova della loro irresponsabilità rispetto ad un appuntamento di fondamentale importanza come l’elezione del presidente della Repubblica. Irresponsabilità tanto più grave se si considerano ancora drammaticamente presenti non poche emergenze da quella sanitaria a quelle economica e sociale. L’Europa intera ha assistito sbigottita alla deplorevole sceneggiata dei dirigenti politici apparsi come venditori di tappeti in un mercato settimanale. Ma non è di questo che intendo parlare perché sarebbe superfluo e ripetitivo, ma ravviso, ancora una volta, la necessità e l’urgenza di parlare dello scarso discernimento culturale, sociale e politico di noi italiani nell’esprimere il nostro consenso all’interno del meccanismo democratico delle elezioni per la scelta dei rappresentanti della democrazia rappresentativa. Scarso discernimento, cioè, nel farci rappresentare da avventurieri che già nella loro realtà relazionale di provenienza non hanno dato nessuna prova credibile del loro spessore civile, culturale e politico. Eppure il popolo delle nostre piccole comunità mostra continuamente apprezzabili iniziative di solidarietà, con fiaccolate e omaggi floreali, in circostanze che toccano la nostra sensibilità di cittadini, credenti o non. Le stesse elezioni del Presidente della Repubblica hanno suscitato notevole interesse e non poche emozioni. Cos’è allora che manca per testimoniare, attivamente e responsabilmente, la nostra oculata partecipazione, senza se e senza ma, per la selezione democratica dei migliori nella scelta dei nostri rappresentanti nei due rami del parlamento? Cos’è, in particolare, che spinge molti a disertare le urne o vanno a votare per episodiche sollecitazioni di amici o personaggi che fanno politica per mestiere? La risposta non è semplice, ma certamente trova motivazioni di ordine culturale, sociale e politico nell’alveo, più vasto, di uno scarso sforzo formativo e informativo per far conoscere sufficientemente il valore della democrazia e della nostra Carta Costituzionale profondamente imperniata nei postulati della democrazia stessa e nella centralità della persona. Deficit di cultura politica, ancora deleteriamente diffuso, che non riesce a far emergere quella partecipazione attiva e responsabile, tante volte invocata anche dalle pagine del nostro quotidiano. Deficit culturale che non consente ancora a tanti italiani di far diventare le loro suggestioni emotive in impegno intelligente ed efficace nell’esprimere il loro consenso con vero discernimento civile e politico. Da troppi anni, ormai, la partitocrazia vive e si alimenta all’interno di questa carenza fino a diventare la causa del suo totale fallimento, come è avvenuto per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Elezione avvenuta, provvidenzialmente, ricorrendo a stature di altissimo spessore – pochissime in verità – come quella di Sergio Mattarella. Il monito che scaturisce da questa elezione è chiaro: se non si promuovono forme nuove e credibili di autentiche scelte democratiche con al centro il cittadino elettore cosciente e responsabile, la nostra bella Italia, tra non molti anni, sarà orfana di padri nobili ed autorevoli apprezzati in Europa e nel mondo.

di Gerardo Salvatore