Riscoprire il valore della partecipazione

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È consolidata esperienza che, passato il ferragosto, il dibattito culturale e politico, a tutti livelli, da quello locale a quello nazionale, riprende quota con nuovo vigore. L’appuntamento autunnale delle elezioni amministrative, in alcuni comuni irpini, costituisce un motivo in più per tale ripresa. Su questa tematica abbiamo spesso, con tante voci autorevoli, espresso delle riflessioni sulla necessità e l’urgenza di essere presenti – come cittadini responsabili e cristiani che si sforzano di testimoniare, nel concreto della quotidianità vissuta, le ragioni del proprio credo-sul piano del sereno confronto politico e culturale delle nostre piccole comunità locali. È proprio in esse che si conoscono meglio e più da vicino i problemi, il dialogo si presenta più immediato e motivato. L’esperienza drammatica della pandemia, con le paure e le chiusure che ha comportato, ci ha insegnato che essere presenti nei momenti difficili è una ricchezza che nei periodi normali non avevamo avvertita, né apprezzato il suo valore capace di costruire un impegno comune. La nostra presenza è vitale perché è radicata nelle nostre comunità e questa è vera se i suoi componenti sanno continuamente alimentare una relazione umana, spirituale e politica. In sostanza la relazione costituisce la precondizione per promuovere il necessario pluralismo sociale e culturale che ci abilita adeguatamente a scendere nell’agone politico quando la nostra comunità ha bisogno. Ma cosa vuol dire, oggi, essere presenti nella vita sociale e politica? Innanzitutto, credo, essere uomini e donne del fare e non delle chiacchiere senza senso che si rivelano improduttive rispetto alle tante responsabilità connesse alla vita collettiva. È facile limitarsi a parlare nel comodo ruolo di spettatori e di tifosi di turno di questo o di quel personaggio politico. In realtà dovremmo essere consapevoli che le parole sono pietre e spesso noi li usiamo per farci del male. Il prossimo appuntamento elettorale amministrativo dovrebbe animare la consapevolezza che c’è bisogno di una sana ecologia del linguaggio e di un robusto fondamento etico della politica, più esattamente dell’agire politico quotidiano, per rendere percepibile ed esemplare tale connotazione. È una pista, questa, lo ripeto sempre, dove questa percezione collettiva è più feconda e di immediato effetto educativo e politico, capace di promuovere partecipazione attiva e responsabile dei cittadini al dibattito politico e alla progettazione di opere e di iniziative che rafforzano i legami comunitari da troppo tempo sfilacciati e consunti. Il rinnovamento della politica nasce da questo humus locale e non dai provvedimenti dall’alto spesso frutto di compromessi tra gruppi e schieramenti interessati solo dai propri bisogni. Nel quadro di questo auspicato nuovo orizzonte culturale e politico le stesse liste civiche, che già si preannunciano, dovrebbero essere caratterizzate dalle connotazioni di un impegno civile politico partecipato e radicato nei contesti territoriali di riferimento. Essere presenti. dunque, significa costruire relazioni e percorsi di speranza e di futuro: significa promuovere vera polifonia sociale e non stantii spartiti che offendono l’udito e la sensibilità interiore e civile delle persone.

di Gerardo Salvatore