Sardine, unica risposta ai sovranisti

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L’unica vera risposta ai sovranisti è per ora quella delle “sardine”.  Un movimento nato davanti agli occhi di analisti e politici che le cose spesso le vedono dopo e mai prima. Obiettivo è dimostrare che le piazze non appartengono solo alla destra sovranista ma c’è anche un altro popolo che aspetta solo di essere mobilitato. Un recente sondaggio di Demos dice che quattro italiani su cento ha partecipato ad iniziative delle sardine. I partiti che si oppongono a Salvini e Giorgia Meloni guardano con attenzione ma anche con po’ di vigile preoccupazione a questo nuovo movimento. Chi scende oggi in piazza fa riferimento più al recente passato dell’Ulivo prodiano che al presente. Il filo che lega partecipazione spontanea e politica è ancora da tessere. E’ evidente che i segnali lanciati negli ultimi mesi non sono stati colti dall’attuale classe politica del governo giallo-rosso.  Evitando paragoni impropri si può fa riferimento a quello che invece accade nel ’68 quando si affacciò sulla scena pubblica un nuovo soggetto sociale cioè i giovani e cominciò la stagione dei nuovi diritti. Ad accorgersi di questo straordinario cambiamento fu un una personalità dell’establishment di allora: Aldo Moro. Lo statista democristiano intuì che stava per accadere qualcosa di epocale e sul quotidiano della DC il Popolo nel maggio del ’68 si rivolse ai giovani sostenendo di comprendere il loro disagio e la loro aspirazione a modificare in meglio il mondo che li circondava. È certo che hanno diritto ad una scuola più aperta, più moderna, e che la nazione non può permettersi di sprecare i talenti. Dicano, dunque, discutano, si organizzino per affermare i loro principi, le loro aspirazioni, ma non si isolino, non si considerino una casta fuori dalla comunità e, soprattutto, non disprezzino, per un eccesso polemico, tutto ciò che è stato fatto. E in maniera ancora più diretta l’anno successivo in un Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana parlò di tempi nuovi che si annunciano ed avanzano in fretta come non mai, dal travaglio doloroso nasce una nuova umanità. Moro aveva saputo leggere i suoi tempi, provò a cambiare il corso della storia. Oggi la situazione è ovviamente diversa da allora e non c’è un altro Aldo Moro, c’è però una nuova voglia di partecipare, di rappresentare un’Italia diversa da quella interpretata e raccontata da Salvini. Un’Italia che rifiuta la paura dell’altro e spinge sul tasto della solidarietà e non su quello dell’egosimo. Non a caso chi ha compreso meglio la voglia di fare politica in modo diverso delle “sardine” è il mondo cattolico vicino al Papa e l’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi nominato cardinale da Bergoglio lo scorso ottobre ha scritto un libro che è un manifesto del presente e del futuro nel quale tra l’altro scrive che siamo la generazione più connessa della storia ma anche la più sola e soprattutto vede il futuro come un aprirsi alla diversità senza perdere la propria identità, perché le chiusure ci costringono a essere solo villaggio. L’enfasi sulle frontiere – scrive ancora Zuppi – ha troppo in comune con le ossessioni dei nazionalismi che hanno avvelenato il secolo scorso con due guerre mondiali e il paganesimo della superiorità della razza.  In questo quadro la politica è purtroppo spesso orfana di pensiero ed è stata resa più povera tutta la nostra democrazia con la scomparsa dei grandi partiti e ci siamo affidati al leaderismo. Ma è tempo di tornare ai fatti concreti abbandonando le tante parole perché come diceva un poco noto notabile democristiano e Presidente del Consiglio Giuseppe Pella, i popoli non hanno bisogno di aquile, hanno invece bisogno di brave galline che facciano l’uovo tutti i giorni.

di Andrea Covotta