Squadra di governo, puzzle complicato

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Guarda già alla futura squadra di governo Giorgia Meloni, al complicato puzzle che dovrà tenere insieme i ministri della sua coalizione. Ci vorrà ancora qualche settimana, poi la leader di Fratelli d’Italia entrerà a Palazzo Chigi, la prima volta di una donna premier nel nostro Paese. Il passaggio parlamentare per eleggere i Presidenti delle Camere è previsto per il prossimo 13 ottobre e successivamente inizieranno le consultazioni al Quirinale. L’elezione dei nuovi inquilini di Palazzo Madama e Montecitorio farà capire che tipo di assetto assumerà la maggioranza di governo. Gli appuntamenti cruciali per il nuovo governo sono però altri, innanzitutto quelli legati alla manovra da scrivere in fretta e che deve essere approvata entro il 31 dicembre, e poi, forse ancora più importante, la definizione della collocazione internazionale di una coalizione molto diversa nei numeri rispetto al centrodestra che vinse nel 2008. Gianfranco Fini ruppe dopo tre anni di governo insieme quell’alleanza e scelse di seguire un percorso verso una dimensione costituzionale e repubblicana, in una parola, europea. La Meloni è chiamata ad una scelta non facile, ha ribadito la sua fedeltà atlantica e il suo rapporto con gli Stati Uniti ma in Europa la situazione cambia. L’asse franco-tedesco è contro i sovranisti anche se la situazione in Europa si sta evolvendo come dimostra non solo il voto in Italia ma le elezioni che si sono tenute poche settimane fa in Svezia. C’è poi il rapporto tra la Meloni e suoi alleati con il dato estremamente negativo della Lega ma anche Forza Italia perde sei punti rispetto al 2018 e Berlusconi è ormai il terzo soggetto della coalizione che lui stesso ha fondato. Indubbiamente è vero che alcuni sondaggi lo davano ancora più indietro ma la trasformazione del centro-destra in una destra-centro cambia gli equilibri che devono essere ricomposti. Come ha scritto Ezio Mauro “la crisi inclina il Paese a destra, prolunga la stagione del populismo, conferma che la responsabilità di governo non paga elettoralmente, perché ha un riflesso di casta. Com’era annunciato da tempo, Fratelli d’Italia vince, nel punto esatto di incrocio di questi fattori, sgonfiando la Lega e soffocando Forza Italia. È una vittoria annunciata, ma cambia la storia del Paese. Suscitata daBerlusconi, trent’anni dopo la destra si emancipa dal Cavaliere e gioca in proprio, nella sua fisionomia più radicale: e i conti dentro la coalizione non sono finiti, perché dopo il voto bisognerà aspettare le scosse di assestamento, soprattutto nella Lega”. Il populismo della Meloni è però diverso rispetto a quello ultimo dei Cinque Stelle o rispetto alla prima Lega di Bossi. La leader di Fratelli d’Italia è cresciuta all’interno di un partito e non si è mai mossa contro i partiti, ha cominciato la sua attività all’interno delle organizzazioni giovanili della destra, è insomma una politica di professione, una differenza notevole con i grillini che nel 2013 e nel 2018 hanno scelto i candidati pescandoli nella società civile e contro quella che definivano la “casta”. Oggi Conte ha trasformato i Cinque Stelle, che sembravano condannati all’irrilevanza, in un Movimento di sinistra e con grandi percentuali al Sud dove ha puntato tutto sul rilancio del reddito di cittadinanza. Bisognerà vedere se intende attraversare da solo la strada dell’opposizione oppure se ricomincerà una collaborazione con il Pd, il grande sconfitto delle elezioni. Letta non si ricandiderà alla segreteria ma sarebbe sbagliato ridurre il risultato solo ad un problema di leadership. Norberto Bobbio tanti anni fa aveva capito perfettamente il problema della sinistra: discutono del loro destino – diceva – senza capire che dipende dalla loro natura. Risolvano il problema della loro natura, e avranno risolto il loro destino.

di Andrea Covotta