Stati generali per rilanciare il paese

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A villa Pamphili, l’altro ieri, si è dato il via agli Stati generali voluti dal Premier Conte con lo scopo di coinvolgere tutte le forze politiche e sociali sulla modernizzazione del Paese, la transizione ecologica e l’inclusione sociale, territoriale e di genere con l’obbiettivo del rilancio dell’economia. Alla prima giornata hanno partecipato, con l’intero Governo i più alti esponenti europei ed il Governatore della Banca d’Italia Visco. I giorni successivi vedranno la partecipazione delle forze sociali, dei sindacati, degli esperti di vari settori, di economisti e manager. L’opposizione è stata invitata ma ha rifiutato di parteciparvi. Molti, anche all’interno della stessa maggioranza, si sono manifestati scettici e i giornali, come al solito, si sono divisi tra favorevoli e contrari, alcuni facendo bordone ai Salvini e Meloni che parlano di solita palestra di parole vuote a scopo propagandistico. La parola “Stati generali” evoca il ricordo di quelli di Parigi del 1789, che sfuggì di mano agli organizzatori e diede inizio alla rivoluzione francese. Magari anche Conte si auspica che ci sia anche da noi una rivoluzione, naturalmente pacifica, per cambiare totalmente e radicalmente il modo di far politica e mettere mano alle riforme da fare con metodo radicalmente opposto a quello usato finora. Sarebbe già questa una rivoluzione e forse il Premier Conte, che li ha voluti, l’ha messa in conto. Sicuramente sarà una occasione irripetibile di ascolto che si rileverà utile solo se, alla fine, il Governo ne uscirà con una proposta concreta da sottoporre prima alla sua maggioranza (compresi i Di Maio e i Renzi) e poi al Parlamento che dovrà approvarla nel più breve tempo possibile. Le riforme, da fare e subito sono chiare da tempo solo non condivise per i troppi veti e opposizioni di gruppi, forze economiche e caste, che si sono sempre opposte strenuamente per salvare i loro interessi e privilegi. Se gli Stati generali serviranno a coinvolgere l’opinione pubblica per dare slancio all’iniziativa del Premier avranno raggiunto lo scopo. Più volte abbiamo trattato l’argomento delle riforme necessarie per sconfiggere i nodi che si frappongono ad una seria strategia di rilancio dell’economia che tutti dicono, a parole, di volere ma segretamente le osteggiano e le sabotano. Alcune di quelle riforme, forse le più importanti, sono strutturali e a costo zero ma facilitano le decisioni di spesa, i progetti di sviluppo, gli obbiettivi per la crescita e l’occupazione in modo più rapido efficiente ed efficace. La sburocratizzazione delle Istituzioni pubbliche, un sistema fiscale che faccia pagare le tasse a chi non le paga, una accelerazione dei processi, soprattutto civili e una maggiore tutela del lavoro e dei lavoratori sono prioritarie. Per queste riforme ci vorrebbe l’accetta – lo dice anche Prodi – e colpire senza guardare in faccia nessuno facendo prevalere il solo interesse generale e non quello delle categorie forti e delle caste. Si potrebbe, tanto per cominciare fare un nuovo codice degli appalti totalmente differente da quelli fatti finora e affidare le opere pubbliche ad un commissario che potrà bypassare tutti i permessi e le autorizzazioni dei tanti Enti, rispondendo di persona solo per dolo, colpa grave o corruzione. Si potrebbero, poi, finanziare una serie di opere pubbliche (sistemazioni acquedotti, scuole, strade, manutenzione ordinaria ecc.) su tutto il territorio nazionale da affidare ai Comuni sempre, con la figura del Commissario ad acta, evitando variazioni in corso d’opera, subappalti, lungaggini. Infine si dovrebbe finanziare la Scuola, le Università, la ricerca, la digitalizzazione, la banda larga, il made in Italy, la nostra filiera alimentare e il turismo. Non è difficile l’individuazione del dove e come spendere i fondi che l’Europa ci metterà a disposizione, evitando sprechi, ma è difficile farlo senza isolare, con pubblica trasparenza, chi ha interessi diversi. Se Conte ci riuscirà, gli Stati generali non saranno stati vani.

di Nino Lanzetta