Tutti parlano, ma lo sviluppo dov’è

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Quando c’era il lockdown (detesto le parole straniere il cui significato non giungerà mai al popolo incolto) era d’obbligo non infilarsi in discussioni che alla fine non consegnano quasi nulla. Passata la fase infausta della maledetta peste pandemica le voci si sono liberate dando spazio a quel bla bla bla che in alcuni casi diventa una sfida all’intelligenza umana. Pensavo a questo ieri sera partecipando, da osservatore, alla presentazione del libro dell’imprenditore scrittore Oscar Farinetti ( Never Quiet, Mai tranquilli) a Summonte, in una serata ottimamente organizzata da Pasquale Giuditta. Dico subito che è stato proprio il sindaco Giuditta a lanciare la sfida dello sviluppo in una introduzione breve ma intensa lasciando spazio agli autorevoli interlocutori di raccogliere le sue provocazioni. Forse è che mi sono disabituato a seguire i convegni, ma sono rimasto basito nell’ascoltare le varie analisi sulla questione meridionale, salvo, e non per irpinitudine, il prefetto di Roma, Matteo Piantedosi, nativo di Pietrastornina che ha svolto sul tema una analisi lucidissima sulle ragioni storico-politico sociali sullo stato di arretratezza del Sud. La sua riflessione, densa di grande competenza ed esperienza sul campo può essere definita un vera lezione di meridionalismo. Lo stesso autore del libro, Farinetti, fine narratore con qualche caduta di stile, ritenendo che gli uomini del Mezzogiorno hanno fatto grande i paesi in cui sono emigrati, non ha spiegato però le ragioni che hanno fatto diventare un deserto di morti il Sud e soprattutto le zone interne. Da imprenditore costruito su se stesso, affrontando la questione emigrazione, ha considerato solo l’aspetto positivo da essa prodotto, senza mai denunciare l’altra faccia che riguarda l’assenza di occupazione e la fuga dei cervelli dovuta ad un sistema politico fortemente penalizzante nei confronti del Sud. Neanche Luca Bianchi, direttore della Svimez, da attento studioso delle logiche meridionali, ha deciso di volare alto, attribuendo il mancato sviluppo all’assenza dei servizi di assistenza. La sua competenza meritava una diversa valutazione delle ragioni dello sviluppo negato al Sud. Certo, ha attribuito alla Stazione Hirpinia grande importanza per il futuro, dimenticando però che da mezzo secolo la strada a scorrimento veloce Lioni- Grottaminarda (interconnessa con la Stazione Hirpinia) è ancora ferma al palo. Intelligente l’iniziativa, interessanti alcuni spunti, ma l’obiettivo che Giuditta si era prefissato è stato tradito: di Recovery fund per fortuna ne ha parlato Piantedosi. Ma va bene così.

di Gianni Festa