Giambattista, così faceva sognare la gente

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Giancarlo Vitale

Era a metà strada tra l’uomo delle stelle ed il nuovo Cinema Paradiso. Una piccola cinepresa gli bastava per far sognare la gente che si radunava, in piazza, la sera, nelle estati calde dei nostri paesi,  nei giorni di festa per assistere ai suoi film di prima visione. È così che lo ho conosciuto, un poco di anni fa, ed è così che lo ricorderò. Quando, da queste parti, il cinema ce lo avevano tolto da un pezzo. Ma la sua sala ,creata dal papà, il “Cineteatro Carmen” di Mirabella Eclano era diventata la meta fissa delle domeniche pomeriggio per vedere i film di prima visione che si potevano leggere solo sui giornali. E, intanto, lui diventava sempre più bravo e,dalla cinepresa, stavolta uscivano le storie che lui scriveva e dirigeva. Le stagioni di”Scrivere il cinema”, organizzate da Giambattista, anche quando le istituzioni non aprivano i cordoni delle borse, finanziando invece le sagre delle cipolle, saranno per sempre ricordate come l’evento della stagione. Le opere prime ,le sceneggiature scritte da giovani registi, approdavano a casa nostra e la Torretta di Mirabella Eclano era il tappeto rosso dove sfilavano i grandi nomi dello schermo. Giambattista curava tutto nei minimi dettagli: nel corso degli anni interviste, conferenze stampa, le passeggiate nel verde dell’Irpinia.  Michele Placido, famoso per essere stato il commissario Cattani nella”Piovra”, Franco Nero, Stefania Sandrelli, il premio Oscar sir Richard Attenborough che, nel 1982, aveva diretto”Gandhi”. E la commozione del suo primo ciack. “Pummaro'” ,la storia delle condizioni disagiate ,e sottopagate, degli immigrati che, credendo in una vita più dignitosa di quella che avevano lasciato nei loro Paesi, venivano a raccogliere pomodori in Puglia e in Campania. Per passare al corto sui giorni della protesta per la discarica di Difesa Grande, e arrivare a” L’ultima fermata” la storia del tratto ferroviario Avellino -Rocchetta S. Antonio. Giambattista è stato sempre legato ai problemi della nostra terra, cercando attraverso i suoi film di dargli una spiegazione e una soluzione. Una macchina da presa per la quale, Giambattista , ha speso una vita apprezzato da tutti. Affascinando le comunità che,le sere d’estate, tra le sedie di plastica, che lui stesso disponeva con cura, non aspettavano altro che le proiezioni delle sue”pizze”.  Perché lui è stato “l’uomo delle stelle”, che ci insegnato ad amare il cinema.