I romanzi di Francesco Sepe al Salone di Torino

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Appena conclusa l’Eurovision song contest, Torino si accinge ad ospitare la trentaquattresima edizione del Salone internazionale del libro, che si presenta eccezionalmente ricca di espositori, ospiti ed eventi. Ci sarà anche Francesco Sepe, nelle giornate di domenica e lunedì (22 e 23 maggio), con i suoi romanzi più recenti, “Andrà tutto bene” e “Il filo della memoria”, gli stessi che l’autore ha presentato la sera del trenta aprile, nella stupenda cornice della Chiesa di Maria Santissima delle Grazie a Quindici. In quell’occasione la locandina intitolava l’evento “Due passi nella paura”, quella provata dall’Italia e dal mondo nell’annus horribilis duemilaventi, quello dello scoppio e del diffondersi della pandemia da covid.19. Entrambi i romanzi sono infatti ambientati in quell’anno. A Quindici ne hanno parlato i professori Ottaviano Siniscalchi – “Andrà tutto bene” – e Bruno Donnarumma per “Il filo della memoria”.

L’intervento del sindaco Eduardo Rubinaccio ha riportato i dati delle vittime dolorosamente registrate nel paese, mentre il Presidente della Pro Loco ha sottolineato la valenza degli eventi culturali, finalmente aperti alla partecipazione in presenza del pubblico. Il saluto augurale del parroco Don Vito Cucca è arrivato addirittura dal “Camino de Santiago”, in cui il religioso era faticosamente impegnato.

Il Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale della Campania, dottor Ettore Acerra, ha rimarcato la vivacità delle iniziative culturali del Vallo di Lauro e la presenza costante del presidio di una rete di scuole attenta ai fenomeni sociali.

Quanto ai romanzi il professore Siniscalchi ha segnalato come in “Andrà tutto bene” coesistano due “forme” di romanzo: quello di formazione del giovane protagonista Lorenzo Visconti e la narrazione dei tragici eventi che hanno colpito l’Italia nel primo semestre, una sorta quindi di romanzo storico a futura memoria. Ha concluso confessando pubblicamente la commozione che l’ha vinto nella lettura delle tragiche vicende ivi narrate.

Il professore Donnarumma si è soffermato in particolare sul faticoso e dolente percorso di ricostruzione della memoria. “La tecnica narrativa utilizzata rimanda ad echi proustiani: Ernesto Vecchione che lentamente, attraverso un oggetto, una foto, un riferimento casuale, si riappropria dei suoi ricordi. Il recupero del tempo perduto non può verificarsi altro che per il tramite di quella memoria che procede a intermittenza, sensazione improvvisa, suscitata dagli oggetti capaci di risvegliare in noi il passato, la memoria involontaria, straordinaria intuizione di Proust e della sua epoca ( Bergson, Freud.). Il romanzo conserva tutte le caratteristiche del giallo, ma offre numerosi spunti di riflessione sulla crisi generale del secolo e del momento particolare che stiamo vivendo”.

Pagine scelte, spesso dolenti, sono state presentate con la maestria consueta dagli attori Nicola Le Donne e Angela Grasso e da due emuli della loro arte, ma professionisti di altri campi: Mario Campanile e Salvatore Grasso.

Hanno completato la gradevole serata musiche scelte, suggerite e citate dalla narrazione.

A conclusione l’autore, sottolineata l’artificiosità dell’assegnazione della scrittura a generi letterari, come a camicie di forza, ha aperto al pubblico alcuni segreti del suo laboratorio di parole.

Con questo viatico auguriamo a Francesco Sepe di testimoniare a Torino la ricchezza di umori e di risorse della nostra terra.