La solidarietà oltre l’orrore

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Contro l’umanità. Andando avanti con il terrore, per un cinico disegno megalomane di potere. Sono giorni terribili per il pianeta minacciato da una possibile guerra nucleare. Il mondo trema. L’Europa, la Nato, l’Onu mantengono i nervi saldi per non dare modo a Putin di reagire su aree vaste. Anche l’epidemia del Covid, immensa tragedia degli ultimi anni, passa in secondo piano di fronte alla brutalità di un conflitto cruento, di una carneficina spietata. Vladimir il terrorista non si arresta davanti a nulla. Massacra anime innocenti, centinaia di bambini, uomini e donne tutti schierati a difesa della libertà per la propria patria. Anche io ho conosciuto la guerra. Inviato de Il Mattino nel 1982 in Medio Oriente, nelle terre libanesi. Ho visto morire a pochi centimetri da me un bambino che giocava con un Kalashinov. Sono sopravvissuto ai colpi di mitra dei siriani che si conficcarono poco distante dal serbatoio di benzina di un’auto presa a noleggio. Ho dormito per una notte sotto i cingoli di un carrarmato dismesso mentre il generale Tosetto con i soldati italiani si prodigava a pacificare gli eserciti opposti sulle colline della Bekà. Ma le immagini di questi giorni che giungono da Kiev e dintorni sono di una crudeltà senza paragoni. Famiglie spezzate con donne e bambini che cercano rifugio all’estero, missili che colpiscono una delle più grandi centrali atomiche e tante altre scene che fanno davvero rabbrividire. Che cosa vuole il terrorista Putin? Ricomporre l’antica Urss o solo dimostrare che lui, e solo lui, è il padrone del mondo? O forse si tratta di una mente malata, protetta da una oligarchia mafiosa e corrotta che persegue i propri fini con la difesa dei propri interessi? Tra tante amare notizie spunta un raggio di sole. E’ la grande solidarietà nei confronti di una nazione martoriata e di un popolo che attraverso la Resistenza fa capire che i valori di identità e fratellanza umana non si cancellano con le armi. E’ il messaggio al terrorista-dittatore Putin che in queste ore è sempre più isolato.

di Gianni Festa