Le stragi e i doveri dimenticati

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Coloro che sopravvivono alle tragedie hanno nei confronti di chi non ce l’ha fatta ed è morto in quelle stesse catastrofi un sentimento di memoria perenne. Non è per spuria polemica se oggi, giorno di ferragosto, intendo mettere a confronto il comportamento adottato per la strage del ponte Morandi di Genova e quello nei confronti del viadotto di Acqualonga a Monteforte irpino. In entrambi i casi il conto delle vittime si aggirò intorno a quaranta. Uomini, donne, bambini pagarono per gli stessi errori fatti, in entrambi i casi, anche da chi ha il dovere – e quindi dovrebbe avere a cuore- la sicurezza delle strade per proteggere i cittadini. Ne scrivo, con il rispetto dovuto e rinunciando ad ogni forma di ipocrisia, per sottolineare che mentre per Genova ieri l’Italia si è fermata, come è giusto che fosse, per ricordare la tragedia del Morandi esibendo le più alte autorità dello Stato, a Monteforte, l’anno successivo alla disgrazia, i familiari delle vittime furono i soli protagonisti del ricordo, insieme con Rosario Cantelmo, magistrato che non ha mai smesso di ricercare le responsabilità dell’accaduto. No, sia chiaro. Non intendo, anche in questa occasione, proporre il contrasto tra nord e sud, né ricordare la riflessione del principe Antonio De Curtis, in arte Totò, che con la sua “A livella” ha consegnato all’umanità una straordinaria lezione tra la vita e la morte. Potrebbe anche essere utile discutere di tutto questo, ma non restituirebbe la vita a chi, per altrui responsabilità, l’ha persa. Sollevo un dubbio. Di qui la mia odierna riflessione. Se la strage di Acqualonga avesse avuto lo stesso risalto mediatico del crollo del ponte genovese è possibile immaginare che non ci sarebbero state le vittime innocenti del Morandi? Per meglio dire: se l’azione solitaria del procuratore Cantelmo non fosse stata considerata da chi aveva l’obbligo di sorvegliare i ponti come se si fosse trattato di un incidente di periferia, l’orizzonte sul tema della manutenzione delle strutture stradali avrebbe evitato la strage di Genova? Sta di fatto che dopo il crollo del ponte Morandi, e sempre per l’impegno del magistrato napoletano Rosario Cantelmo, si è cominciato a parlare di sicurezza dei viadotti con i relativi sequestri di quelli meno affidabili. Con ciò ristabilendo il principio dei doveri nei confronti della comunità. Soprattutto evitando nuovo sangue che al Nord, come al Sud, potrebbe tornare sulle strade.

di Gianni Festa