L’Irpinia ritrovi il suo futuro

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Il tempo è il nostro bene più prezioso perché rappresenta il nostro futuro. Un tempo che, in questi anni di crisi e sfacelo esistenziale, è stato sottratto, rubato ad un’ intera generazione.
Ai ladri di futuro non bisogna più permettere di rubare il nostro tempo.
E’ questo il tempo di far scintillare, in faccia a chi ha rubato il nostro bene più prezioso, il nome di una generazione segnata da una X, come a indicare i figli di una generazione minore, da troppo tempo umiliata ferita nella sua impossibilità a declinare il futuro.
Bisogna impedire ai ladri di futuro di tenere intrappolate intere generazioni nel pantano di un presente immobilizzante.
E mi chiedo come si faccia a non riconoscere, come sia possibile ignorare i sintomi avanzati di un disagio esistenziale che ha raggiunto il culmine della disperazione” in questa nostra terra disperante che ha paura di guardarsi dentro, senza temere cosa possa venirne fuori, di scrutarsi, con sguardo deciso, negli anfratti più remoti della sua anima corrotta, di guardare dritto negli occhi i suoi giovani e quella che è oggi la loro difficile condizione sociale. E invece si fugge, in più direzioni, per sfuggire alla dannazione di un futuro imprigionato in questo maledetto presente.
Il disorientamento valoriale, lo smarrimento esistenziale sono sempre più tangibili. Le radici di questo profondo malessere sono molteplici e vanno ricercate senz’altro all’interno di una condizione materiale assai fragile precaria e interroga, inevitabilmente, le responsabilità di chi è chiamato ad articolare una qualsiasi risposta che sappia parlare di speranza.
La crisi di un sistema di valori, senza ricorrere a facili e banali “sociologismi”, l’assenza di un progetto di vita compiuto, l’opacità della presenza nella vita del tessuto sociale hanno lentamente fatto scivolare l’universo giovanile verso quel “buco nero” della solitudine che come un imbuto risucchia, strozzandole, tante giovani esistenze.
Dentro la crisi si è addensato, come un grumo di sangue, un profondo disagio giovanile, ad emergere fin ora è la punta dell’iceberg in uno scenario irpino sempre più desolato e desolante, afflitto oggi da quel “mal di vivere” di fronte al quale purtroppo sembrano prospettarsi poche possibilità: la fuga o l’oblio.
Come è stato scritto da Douglas Coupland i giovani sono “profughi della storia’per loro non c’è nessuno che plachi le paure, nessuno contro cui sfogare la rabbia e nessuna nuova cultura che riempia il vuoto di quella passata.
Bisogna affermare che c’è un tempo che non aspetta più tempo.
Qui nessuno ha più voglia di aspettare. C’è bisogno di una terra, di un’Irpinia che ritrovi un respiro di coraggio e fissi, guardandoli negli occhi, i suoi figli coniugando i verbi al futuro. A cominciare da quello più semplice: “io vivrò”.
Tutti vorremmo vivere in una terra migliore, in un’Irpinia migliore, dove il futuro sia leggibile anche tra le pieghe di un presente ora incerto confuso.
Questo 2020 deve rappresentare l’anno zero, l’anno da cui necessariamente ricominciare perché l’attesa è finita e un nuovo tempo sta per arrivare.

 

di Emilio  De Lorenzo