Salvini e il voto cattolico

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Una recentissima indagine del’Ipsos ha evidenziato che, nelle ultime elezioni europee, il 33% dei cattolici che va a messa ogni domenica, ha votato per la Lega. Le ripercussioni in Vaticano di tale risultato si sono concretizzate nelle non poche critiche a Papa Francesco la cui posizione nei confronti di Matteo Salvini è stata sempre chiara e lineare. Dallo stesso sondaggio Ipsos del settimanale cattolico “Famiglia Cristiana” viene sottolineato che l’elettorato cattolico è afflitto da una sorta di relativismo etico e morale applicato alla politica. Non solo, ma che le fasce più anziane di tale elettorato sono particolarmente sensibili agli allarmi sociali come l’immigrazione e l’insensibilità europea ad intervenire per affrontare tale emergenza. Alla fine, sulla portata dei precetti evangelici e alla coerenza di Papa Francesco, ha prevalso la più sbrigativa affermazione di Salvini di “chiudere i porti”. Perché questa incoerente frammentazione del voto cattolico, anzi questa chiara polarizzazione del consenso verso un personaggio politico in permanente campagna elettorale, con l’efficacia persuasiva di parlare alla pancia degli italiani brandendo la corona del rosario regalatogli da Don Aldo Bonaiuto della comunità Papa Giovanni XXIII? La risposta a tale interrogativo è collegata almeno a due deleteri aspetti: il primo è l’effetto devastante della linea Ruini in ordine al pluralismo della presenza dei cattolici nelle varie compagini partitiche. In realtà tale orientamento si è rivelato un “malinteso” pluralismo. E non poteva essere diversamente perché il deficit socioculturale del mondo cattolico, di fatto, è stato il pubulum nutrizionale di sostegni partititici dove gli egoismi personali e la distanza del postulato basilare del bene comune hanno polverizzato la grande e nobile tradizione politica del cattolicesimo sociale. Gli ultimi effetti devastanti si sono rivelati nel risultato delle recenti elezioni europee. Il secondo aspetto, generativo del primo, va individuato nel colpevole abbandono, da parte dell’episcopato italiano, dei percorsi di formazione all’impegno sociale e politico del laicato cattolico che, da solo, nonostante qualche lodevole e generoso tentativo, non è stato in grado di sostenere uno sforzo così impegnativo ed anche oneroso. Di che meravigliarsi, allora, se tutto sommato, l’attuale grande merito di Salvini equivale alla sommatoria dei demeriti del PD e della inesistente azione arginatrice e progettuale dei cattolici democratici italiani. In realtà siamo in un Paese con una opinione molto volatile, proprio perché i potenti politici di turno basano il loro consenso sull’assenza di pensiero pregnante e sulla facile demagogia. Torna a tal proposito il profetico pensiero di Giorgio La Pira, quando affermava che solo gli animali senza spina dorsale hanno bisogno di guscio. Attualmente in mancanza di una forte e coerente identità culturale e sociale, il guscio preferito è Salvini, con il suo insensato sovranismo e la sua quotidiana demagogia: arriverà anche il suo momento di facile declino. Frattanto, a pagare, sarà ancora la nosra Italia e soprattutto, gli italiani più indifesi e bisognosi.

di Gerardo Salvatore