Una missione comune per l’Europa

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Chiusi in casa protetti da un silenzio irreale che arriva dall’esterno. E’ il nostro paese ai tempi del coronavirus.  L’ex governatore della Banca Centrale Europea Mario Draghi ha scritto che siamo in guerra e in guerra servono leggi e misure eccezionali. Si combatte non contro un nemico visibile ma invisibile e si cercano nella memoria episodi simili. L’Europa dopo la seconda guerra mondiale reagì con una forza incredibile.  Già in pieno conflitto in una piccola isola come Ventotene un gruppo di intellettuali confinati dal fascismo scrivono un Manifesto che è un documento fondamentale per l’Europa che conosciamo oggi. Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann progettano l’Europa unita e federale mentre stanno confinati nell’isola pontina e gli europei si combattano gli uni contro gli altri. Siamo infatti nell’agosto del 1941 e loro scrivono che per una pace duratura il futuro del Continente deve passare attraverso la definitiva abolizione della divisione dell’Europa in Stati nazionali e sovrani. Finito il conflitto i padri fondatori dell’Unione Europea sono tre cattolici, tre uomini di frontiera, tre perseguitati dalle dittature nazifasciste: il francese Robert Schuman, il tedesco Konrad Adenauer, l’italiano Alcide De Gasperi.  Il Presidente del Consiglio del nostro paese in un discorso alla radio del 1952 diceva “”Non vi parlerò dell’Italia, ma dell’Europa e non dell’Europa di ieri o di oggi, ma dell’Europa di domani, di quell’Europa che vogliamo ideare, preparare, costruire”.  De Gasperi, così come Schuman ed Adenauer, pur dovendo conquistare il consenso dell’opinione pubblica non cadde mai vittima di tentazioni nazionaliste e con moderazione e pazienza diventa l’artefici della ricostruzione post bellica nel nostro Paese. I tedeschi devono inoltre confrontarsi con l’enorme questione della “colpa collettiva” per il nazismo, l’olocausto e i crimini di guerra. La CDU di Adenauer decide di puntare sull’ economia sociale di mercato cioè un mix di forte industrializzazione, di compartecipazione alla gestione delle fabbriche e di giustizia sociale, un modello per tutto l’Occidente. Il miracolo economico della Germania anticipa quello italiano degli anni Sessanta. Accanto alla ricostruzione dei rispettivi Paesi nasce compiutamente l’obiettivo di costruire un’Europa unita.  Oggi che siamo nuovamente di fronte ad un tornante della storia ci sarebbe bisogno di personalità come quelle di Schuman, Adenauer e De Gasperi. L’Europa deve sopravvivere ai colpi del contagio e di chi lavora per disgregarla. Non basta riconoscere che l’emergenza è sanitaria, umanitaria e finanziaria occorre anche e soprattutto individuare le soluzioni per fronteggiarla per avere una missione comune.  Al momento però nemmeno un’emergenza come quella che stiamo vivendo ha rimosso le diffidenze di alcuni paesi del Nord Europa nei confronti degli altri. Nonostante le parole degli euroscettici l’idea del fare da soli è perdente. Come dice Enrico Letta quando stai sul Titanic non c’è cabina di prima o terza classe, si affonda tutti insieme. E allora l’obiettivo è proprio quello di non affondare. C’è poi un problema ulteriore: evitare che questo stato di necessità imposto dal coronavirus possa limitare i poteri propri di ogni democrazia. Nell’Europa attuale c’è un Paese come l’Ungheria dove il premier ha chiesto al Parlamento i pieni poteri senza alcun limite temporale e li ha ottenuti. Vicktor Orban guida il governo ed il suo partito fa parte della famiglia del popolarismo europeo, la stessa alla quale sono appartenuti De Gasperi, Schuman e Adenauer.  Una riflessione non solo da parte dei popolari ma di tutta l’Unione va dunque immediatamente fatta. Come ha scritto la politologa Nadia Urbinati “dalla sconfitta dei fascismi, le costituzioni servono non a incoronare il potere costituito ma a limitarlo, per garantire i diritti civili, che sono in primo luogo diritti di parola, di associazione e di movimento”.

di Andrea Covotta