Quelle epigrafi romane, da Frigento al Museo Irpino 

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Sturno, Casale di Frigento, così l’Avv. Agostino Testa si esprimeva per scherzare quando incontrava qualche sturnese amico per rimarcare la superiorità del suo Comune sul sottostante paese di Sturno che, in verità, era stato Casale di Frigento prima che fosse elevato a Comune da Gioacchino Murat. Era solito celiare su questo argomento, specialmente con il sottoscritto, quando lo incontrava in Avellino nel salone della Biblioteca provinciale che, in passato, era ubicata nel palazzo del Tribunale, in Piazza della Libertà. Come Consigliere provinciale, che onorava il prestigio della carica, era membro della Commissione della Biblioteca per la scelta dei testi da acquistare. In quella occasione, sempre per celiare, mi diceva: caro sturnese, non darti arie in questo salone, perchè sei sempre un suddito di Frigento dal quale, non solo tu, ma tutta la tua gente ha sempre da apprendere. E poi, quando passeggio sui “limmiti” (suggestiva zona panoramica di Frigento), vedo tante formiche che si muovono in diverse direzioni per raggiungere il loro formicaio; (le formiche erano gli abitanti di Sturno, il formicaio le loro abitazioni). Certo, visto dall’alto, da una notevole altezza, sia il paese che i suoi abitanti appaiono minuscoli, senza dubbio, non tanto minuscoli, secondo la simpatica visione scherzosa di don Agostino. Un altro frigentino che, però, viveva stabilmente ad Avellino, esercitando la professione di medico ginecologo, Il dott. Cicco Saverio Flammia che, come l’Avv. Testa, ricordo con molta nostalgia per la loro sobrietà e nobiltà, particolarmente d’animo. Erano due istituzioni che davano lustro alla loro terra natia, circondati da stima e benevolenza. Il dott. Flammia, dopo il lavoro. abitualmente si faceva la passeggiatina per il Corso di Avellino, considerato il “salotto buono” della città, in compagnia di amici, tra cui il Preside Romeo Villano. Quando mi incontrava, spontaneamente era solito chiamarmi e, appena avvicinatomi, con evidente affetto mi presentava con questa espressione: ecco lo sturnese, quasi mio compaesano, direttore del Museo Irpino che, con la complicità del Parroco dell’epoca della Cattedrale, don Paolino Salierno, sottrasse a Frigento due importanti epigrafi romane (aggiungo, d’età repubblicana), trasportandole nel Museo irpino. I due reperti furono rinvenuti durante lavori di restauro della Cattedrale e don Salierno, che non si era reso conto della loro importanza storica, non sapendo dove e come sistemarli, mi autorizzò il prelievo ed il trasferimento nel l’Istituto provinciale. Delle due epigrafi, quella più importante e che ora è esposta provvisoriamente nel giardino del Carcere borbonico per una mostra organizzata dalla Soprintendenza archeologica, si riferisce, in modo particolare, al Magistrato quinquennale clanese, Caio Quinzio Valgo che, tra l’altro, fece costruire le cisterne di Frigento, da qualche tempo restaurate e ben conservate e che, senza dubbio, rappresentano l’orgoglio dei frigentini e la testimonianza della storia antica della loro città, suffragata ampiamente anche da tante evidenze archeologiche, rinvenute sia al centro che in periferia. Per la storia, Caio Quinzio Valgo, costruttore edile, patrono di Aeclanum, durante il bellum sociale divenne partigiano di Silla che occupò prima Pompei e poi altre città sannitiche della Campania, tra cui Aeclanum che mise a ferro e fuoco, distruggendone la cinta muraria che, per lo più, era costituita da palizzate di legno. Per questa sua “devozione” al dittatore romano, il Magistrato eclanese, Caio Valgo, beneficiò di numerose concessioni edilizie, tra cui, per prima, la ricostruzione delle mura di Aeclanum e le cisterne di Frigento con altre importanti opere edilizie, come, appunto, recita l’epigrafe esposta nel Carcere borbonico. .Successivamente si trasferì a Pompei dove ricostruì la cinta muraria, distrutta da Silla, fortificandola con grossi blocchi di pietra, in opus quadratum, come ben si può vedere ancora oggi. Quindi, si aggiudicò numerose gare edilizie, diventando protagonista assoluto della costruzione dell’anfiteatro della stessa Pompei, del teatro piccolo e, quindi, dell’anfiteatro di Pozzuoli. Enumerare tutta l’attività edilizia di questo intraprendente personaggio eclanese, sarebbe troppo lungo. Basta menzionare Cicerone il quale riferisce di aver tradito la lega sannitica e la gente della sannitica Aeclanum, aggrappandosi anticipatamente alle vesti del vincitore. Come è facile arguire, niente è mutato dai tempi di Silla ad oggi; il trasformismo, il tradimento dell’amico potente di sempre che, purtroppo, non ha più potere politico per elargire favori e mettere sull’altare mediocri figure che, immeritatamente, hanno assaporato il benessere della carica con tutti i contorni che essa comporta, sono di moda un po’ dovunque in Italia. L’Irpinia, poi, in questo, senza riferimento a persone-chi ha la coda di paglia se la bruci-ha visto individui fuggire come lepri, inseguite dai segugi dall’amico benefattore che non ha più potere da distribuire. Almeno Caio Quinzio Valgo, che con la politica si era enormemente arricchito, fece costruire pecunia sua numerose opere pubbliche, tra cui la cinta muraria di Aeclanum e altre strutture edilizie nell’ambito della Campania romanizzata. Chissà, se tanti beneficiati irpini dalla politica si ricordano con gratitudine e riverenza di quel leader che dal niente li rese famosi ? Dopo questa parentesi un po’ politica, espressa per divagazione, ritorno al dott. Flammia, che ben conosceva il contenuto dell’epigrafe in questione, di cui l’avevo reso edotto di tutte le opere che Caio Quinzio Valgo aveva realizzato a Frigento. Qualche volta, parlando dei rispettivi Paesi, mi sottolineava con garbo che, certamente, senza malizia e spirito di campanilismo tra Sturno e Frigento, avevo sottratto al suo paese un monumento epigrafico che benissimo poteva stare all’ingresso delle cisterne, rendendole maggiormente interessanti per la testimonianza scritta di chi le aveva costruite. Purtroppo, a distanza di tempo, devo riconoscere che aveva ragione; la verità è che, in qualità di direttore del Museo, fui indotto, all’epoca, a fare il mio dovere nel recuperare i due reperti epigrafici, principalmente per la titubanza del Parroco che non sapeva cosa farne e, altresì, considerando che le cisterne non erano state ancora messe in evidenza per cui lasciarle in loco, al momento, non lo ritenni opportuno e necessario. Eventualmente, se sul posto si fosse trovato il prof. Vito Giovanniello, profondo studioso e ricercatore della storia di Frigento dalla preistoria al periodo romano ed oltre, avrebbe suggerito al Parroco di reperire una idonea sistemazione sul posto, forse anche nella stessa Cattedrale per non perdere due singolari cimeli epigrafici di marca prettamente frigentina. Pertanto, il sottoscritto, non avrebbe resa possibile l’operazione del recupero, anche se la Soprintendenza di Salerno- Avellino aveva suggerito di agire speditamente e senza tentennamenti, vista l’importanza dei due rinvenimenti fra le mura della Cattedrale, adoperati in tempi lontani come materiali d’uso comune; l’Organo dello Stato, senza una garanzia istituzionale di custodia, temeva che i due singolari reperti avrebbero potuto fare una brutta fine. La verità è che le due epigrafi, oggi, nel Museo irpino, in modo speciale quella relativa al Magistrato Caio Quinzio Valgo, lontane dal luogo del rinvenimento, non obliterano la secolare e suggestiva storia di Frigento che, indipendentemente dalla vexata quaestio, se fu o meno Municipium romano, resta sempre viva ed interessante, sia per le novità che possono ancora emergere da zone inesplorate archeologicamente, sia per possibili ed appropriati studi più recenti , coinvolgendo anche Paesi confinanti, tra cui principalmente Sturno che, per il suo ristretto territorio in posizione pianeggiante, era escluso da eventi politici- militari che erano privilegio di zone particolarmente idonee alla difesa e all’offesa, secondo la concezione colonizzatrice di Roma. Per la sua posizione geografica, Frigento, indipendentemente dalla sua fisonomia giuridico –amministrativa, era considerato un Oppidum, ciò è una fortezza dalla quale lo sguardo spaziava e spazia nell’ orizzonte infinito, dominando tutte le zone vicine e lontane, dando, così, sia agli abitanti che agli eserciti che vi stazionavano, superiorità e sicurezza in operazioni militari. Sturno non ha storia remota e classica come Frigento, anche se pochi reperti archeologici, rinvenuti nella località S. Leucio, probabilmente adibita a necropoli, attestano una frequentazione già in età preromana, documentata con frammenti di ceramica “campana” a vernice nera, ascrivibile al III –II sec. a. C. e da elementi architettonici con un’epigrafe, in parte mutila, di un monumento funerario della prima metà del I sec. d.C., dedicato da una certa Lupula ad Eumenia (Eumenia è interessante, perché è un nome grecanico). Sturno, a differenza di Frigento, ha una storia moderna e contemporanea, iniziata il 9 aprile del 1809, allorquando Gioacchino Murat, Re di Napoli e Maresciallo dell’impero con Napoleone Bonaparte, elevò il Casale, alias “Quasale” di Frigento a Comune autonomo. Da allora il paese è stato un continuo progredire, sia per l’alacre attività dei numerosi Sindaci che si sono avvicendati, di cui mi esimio dal fare nomi per non creare parzialità o imprecisioni circa le loro realizzazioni, sia per l’operosità dei suoi abitanti che con spirito di sacrificio hanno reso le misere abitazioni dimore dignitose ed accoglienti. Il paese nel corso del tempo gradualmente si è esteso in base ad un eccellente piano regolatore con due piazze previste, una nella zona alta e l’altra nella zona bassa. Quella della zona bassa presenta, tra le signorili abitazioni, il palazzo del Barone Grella con una rigogliosa villa ben curata, quasi confinante con l’antica Chiesa di S. Domenico, fatta ricostruire nel coso degli anni “80 dal compianto Parroco don Giuseppe Abbondandolo al quale è dedicata la piazza adiacente. L’altra piazza nella zona alta,circondata da decorose e civettuole abitazioni con al centro il monumento ai caduti e dalla quale si diramano tre arterie rettilinee con dimore quasi tutte nuove o ristrutturate, si distingue per la maestosità dell’edificio scolastico, uno tra i più belli in Irpinia per stile architettonico e per la razionalità degli ambienti , ampi e luminosi, dotati di moderne attrezzature didattiche. Fu fatto costruire a sue spese nel 1936 dal concittadino, emigrato in America, inventore del claxon, Michele Aufiero per cui la piazza porta il suo nome. Quasi affiancata all’edificio scolastico si erge la Chiesa abbaziale di S. Michele Arcangelo, ricostruita ex novo, perché distrutta dal terremoto del 1980. Aveva la funzione di Parrocchia da tempo immemorabile. Il Vescovo di S. Angelo dei Lombardi, dopo la ricostruzione, con un provvedimento improvviso e deprecabile la declassò, annullando la funzione di Parrocchia abadiale, riducendola ad una semplice Chiesa. Certo, questo provvedimento immotivato ha irritato gli sturnesi parrocchiani di S. Michele che sperano in un prossimo futuro, che per “ grazia vescovile “, la Chiesa ritorni alla sua nomale funzione di Parrocchia. Il paese, inoltre, dotato di due piscine comunali, di cui una di dimensioni olimpioniche che in periodo estivo richiamano giovani d’ambo i sessi di numerosi Comuni vicini e anche un po’ lontani, viene considerato uno fra i più ridenti ed accoglienti della Provincia. Unmoderno e capiente stadio che ogni tanto ospita per gli allenamenti la squadra di calcio di Avellino, rende movimentato l’ambiente per l’accorrere di tanti tifosi per assistere al gioco e giudicare il valore degli atleti. Se l’Avv. Agostino Testa oggi fosse ancora vivo, compiaciuto, ma sempre in tono scherzoso direbbe: bravi i casalesi, appellati sturnesi per un uccello custodito in una gabbia ai tempi di Gioacchino Murat. Infatti, secondo la leggenda , nella prima casa all’ingresso del Casale era custodito, appunto, in una rudimentale gabbia uno storno(in latino STURNUS); ecco perché il paese porta il nome attuale. Il dott. Flammia, purtroppo, non lo incontro più per il Corso; se mi vedesse mi ripeterebbe con il suo solito garbo che l’epigrafe in questione doveva essere dei frigentini e non degli avellinesi, perche le cisterne sono a Frigento e non ad Avellino; con lo stesso garbo gli risponderei: Frigento ha la fortuna di avere un valoroso giovane deputato, Luigi Famiglietti, che alle primarie per la candidatura al Parlamento, con la sua vittoria, umiliò il suo concorrente, abbastanza collaudato in politica; sarebbe opportuno rivolgersi a lui, che è stato Sindaco per risolvere il problema facendo investire l’Amministrazione comunale, perché d’intesa con la competente Soprintendenza ed il Museo irpino venisse eseguito un calco dell’epigrafe per esporlo davanti alle cisterne in sostituzione dell’originale.

Di Consalvo Grella pubblicato il 11/08/2014 sul Quotidiano del Sud